Elsa Osorio: «Le donne coraggio? Esistono ancora»

alfemminile.com – Vito De Biasi29.4.12

Elsa Osorio: «Le donne coraggio? Esistono ancora»

Micaela Etchebéhère, detta Mika, ebrea argentina di origini russe, porta il suo impegno anarchico in giro per l’Europa divisa tra i sogni comunisti e le ombre del fascismo, arrivando a partecipare, come unica comandante donna di una divisione armata, alla guerra di Spagna del 1936.Quello che vi sembra fantasia da romanzo è invece storia, anche se non documentata, che la scrittrice argentinaElsa Osorio ha deciso di raccontare nel romanzo La miliziana, edito da Guanda e da qualche mese nelle librerie. Abbiamo incontrato la scrittrice, per chiederle come mai un personaggio storico come Mika sia rimasto ai margini, e perché ciò che la storia non ha raccontato, lo fa un romanzo.
“La miliziana” parla di una donna appassionata, che prende parte con convinzione a una guerra. Le donne sono diverse dagli uomini, in guerra?
Sì lo sono. L’uomo comanda secondo un senso verticale, dà ordini dall’alto, mentre la donna è più collegiale nelle decisioni, discute con gli altri, prima di decidere.
La storia e l’oblio delle donne
Mika è stata testimone e protagonista delle più grandi battaglie, intellettuali e non, del nostro tempo.  Secondo lei, quali sono le battaglie alle quali le donne non possono rinunciare, oggi?
Le donne non devono mai rinunciare a occupare nessuno dei posti che spettano loro. Della storia di Mika mi ha colpito come avesse assunto il ruolo di comandante in guerra, quando nessuna donna lo faceva, pur non riducendosi a essere un capo, ma una specie di madre che si prendeva cura e nutriva persino i suoi soldati.
Il suo romanzo è frutto di venticinque anni di ricerche. Che cosa ha resistito alla sua ricerca ed è rimasto inespresso, nella vita di Mika? Cosa è rimasto misterioso e inaccessibile?
Durante le ricerche sapevo che non sarei riuscita a scoprire tutto, però, per quanto assurdo fosse, ho continuato a indagare. Essendo una narratrice, ho scoperto soltanto scrivendo molti aspetti di Mika. A volte si scoprono più cose scrivendo, che leggendo documenti. È stato così che ho capito come Mika, nonostante fosse così coraggiosa, aveva paura della guerra.
Perché secondo lei Mika è stata dimenticata?
Una delle possibili ragioni è che Mika non apparteneva a nessun partito, essendo anarchica. Nessuna potente organizzazione che poteva scrivere attraverso i propri esponenti la sua epopea come eredità da tramandare. E poi le donne vengono dimenticate molto più volentieri degli uomini.
Le donne e la guerra
Il rapporto tra Mika e i suoi compagni miliziani è possibile perché viene vista come una creatura asessuata, una madre o una sorella. Una donna deve sempre “perdere il suo sesso”, per fare qualcosa di “maschile”?
Questa è sicuramente la visione di Mika, una donna che combatte nella Spagna del ’36. Tutto quello che quegli uomini sapevano delle donne viene ribaltato da lei. Perché le obbedissero, Mika ha dovuto salire su un piedistallo, per non essere vista “soltanto” come una donna. Volevo anche far vedere come il desiderio non sia estraneo al mondo della guerra, raccontando dell’attrazione tra Mika e un altro comandante.
Mika appartiene a una tradizione di pasionarie del passato. Che cosa rende eroica una donna di oggi? C’è ancora spazio per un eroismo epico, da qualche parte nel mondo?
Credo di sì. L’interesse per il sociale, oggi, può dare spazio a un impegno simile a quello degli eroi del passato. L’amore tra Mika e il marito si nutre sempre, per esempio, della cura e dell’interesse per il sociale, per tutto ciò che è altro, esterno alla coppia.
Ci sono aspetti dell’”estetica della pasionaria”, della donna coraggiosa e combattente, che ritiene fuorvianti per una giusta visione della donna, più realistica e meno idealistica?
Lavorando sul personaggio di Mika, la sentivo eccessivamente epica. Sapevo che quella non era la realtà, doveva esserci qualche difetto, qualche aspetto che la rendeva umana. Mentre scrivevo di lei, la difficoltà è stata trovare la sua umanità al di là dei documenti che parlavano di lei, che la vedevano soltanto come un’eroina.
Storia o racconto?
Lei racconta le grandi difficoltà nel reperire i documenti e le testimonianze, forse perché ha iniziato prima dell’arrivo di internet. Com’è andata quando è arrivato il web? Pensa che possa essere un buon supporto alla memoria?
La prima volta che ho trovato il nome di Mika su internet mi sono commossa: non ero l’unica a occuparmi di lei. Però mi sono accorta come su internet si possono diffondere e moltiplicare errori e inesattezze. Persino uno storico ha raccontato come Mika fosse soltanto un’infermiera della Resistenza francese, e la cosa mi ha infastidita molto. Internet mi è servito, certo, ma da solo non basta.
Il suo romanzo è una ricostruzione storica ma anche romanzesca della storia di Mika. Che rapporto c’è tra memoria e immaginario? Come e dove memoria e immaginazione possono diventare la stessa cosa?
Il mio intento non era saggistico. La storia, nonostante mi interessi molto, mi opprime come disciplina. La mia scelta è stata letteraria, e il mio è rimasto un romanzo.
Che cosa direbbe Mika del nostro presente? A quale lotta aderirebbe oggi “senza che nessuno lo chieda o lo pretenda”, come scrive in apertura di romanzo?
Prenderebbe parte a tutte le lotte attuali contro il liberismo e il capitalismo spietato. La nostra epoca sarebbe di enorme interesse per lei. In Spagna per esempio, i movimenti degli indignados ricordano un po’ l’anarchismo di Mika. Il problema è: cosa fare di questa ritrovata forza di indignazione?
Mika, oggi
Riconosce lo spirito di Mika in qualche donna di oggi?
In quanto argentina, sono orgogliosa delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo, che per prime hanno deciso di opporsi alla dittatura che c’è stata nel nostro paese.
Lei è argentina, ma vive a Madrid. Ha notato differenze nella situazione femminile di oggi tra America Latina ed Europa?
Le donne della mia generazione hanno dovuto fare lotte diverse da quelle delle donne europee. Noi eravamo “ancora” a lottare per la vita e i diritti fondamentali, vista la presenza della dittatura, come in Europa è successo negli anni ’30 e ’40. Questo sbilanciamento temporale ha conseguenze anche oggi.
Cristina Kirchner in Argentina, Dilma Roussef in Brasile: crede che le donne di sinistra al potere oggi siano le eredi naturali delle donne di lotta del passato, come Mika?
Sì, credo di sì. C’è un movimento importante di occupazione femminile dei luoghi che ci spettano, come la stessa Mika avrebbe voluto.

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