Interesante artículo de Calandri en la Repubblica de Italia sobre el antes y el ahora de la inmigración en Argentina.

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Vicino al vecchio Hotel de Inmigrantes sta per sorgere un carcere speciale per stranieri. Anche cosí il governo di Macri, dice la scrittrice Elsa Osorio, “rinnega la storia del nostro Paese”

Buenos Aires. C ‘era una grande mensa in grado di servire tremila pasti al giorno,  “Carne arrostita e patate! Hanno portato persino il dolce. Perdonatemi padre, ma non avevo mai mangiato cosí bene in tutta la mia vita”. Così scriveva Armando Repetto alla famiglia in Valbrevenna, entroterra genovese dove nel 1918 si faceva la fame e la sola speranza era mandare il figlio grande a cercare fortuna in America. Al piano di sopra, le camerate,  “Letti puliti, lenzuola e coperte” ma niente cuscini, per evitare il propagarsi dei pidocchi. E tavoli in marmo, piastrelle bianche alle pareti, Hotel de Inmigrantes.

La struttura di accoglienza era stata inaugurata 6 anni prima di fronte al porto di Buenos Aires, che ora è il quatiere di Retiro. Chi arrivaba per nave veniva ospitato, messo in regola coi documenti, aiutato nella ricerca di un lavoro e intanto imparava lo spagnolo. Milioni di persone. Un secolo dopo lʼhotel di 4 pianni, chiuso nel 1953 e dichiarato monumento storico, ha rischiato di essere trasformato in un centro commerciale.

Adesso è un museo, dedicato a quei tempi. Che in Argentina sono solo un ricordo, perchè i nuovi migranti arrivano dai Paesi confinati dellʼAmerica Latina e non sono più benvenuti. Il governo di Mauricio Macri ha in mente un muro molto trumpiano al confine con la Bolivia e sta allestendo una prigione speciale per stranieri, mentre con un decreto di “neccesità ed urgenza” ha dato un durissimo giro di vite alle norme sullʼingresso e la permanenza. La nazione arcobaleno per diritto di nascita, il melting pot dove tuttu i 40 milioni di abitanti hanno almeno un parente di origine europea (la maggior parte italiana), ha scoperto la xenofobia.

E negli uffici della Direzione nazionale delle migrazioni, giusto accanto al vecchio hotel, la gente si mette in coda dallʼalba e poi si ammassa nei saloni, attendendo il rinnovo di un permesso di soggiorno: ma sono quasi tutti dinieghi.

 “È una storia orribile, assurda, che sta dividendo in due il Paese”, Elsa Osoriol la scrittrice che con I ventʼanni di Luz (tradotto in 15 lingue, oltre mezzo milione di copie vendute in Europa) ha ridato voce ai desaparecidos, racconta un episodio -uno dei tanti- che è stato denunciato sulle reti sociali.  “È successo al termine di una marcia “pacifista” dei sostenitori di Macri che si dicono apolitici però sono di destra e in corteo gridavano  “Fuori gli immigranti dalla nostra Argentina”. Una dozzina di loro ha affrontato una ragazza sulla linea A della metropolitana. La giovane è stata spintonata “Tornatene al tuo Paese, puttana paraguayana”, le hanno gridato, mostrando i pugni. Lei ha pianto, quelli si sono fatti sotto:  “Schendi subito, negra di m… ” e allo è scappata, mentre i “pacifisti” esultavano”. Osorio scuote la testa: “Anche questo governo, come quello degli Stati Uniti, sostiene che gli stranieri ci rubino il lavoro e i posti-letto in ospedale. Che traffichino in droga, che siano solo un pericolo. Molta gente certe cose magari le pensava, però se le è sempre tenute dentro anche perchè sa bene che siamo un popolo di immiganti, ma ora le dice pubblicamente”.

La percentuale di immigranti nel Paese rappresenta solo il 4,5 per cento:  “Il 10 per cento nelle aree urbane. Unʼincidenza minima. Secondo lʼOnu siamo al 123° posto nella classifica mondiale” spiega Lelio Mármora, direttore dellʼIstituto per le politique di migrazione e asilo dellʼUniversità Tres de Febrero, “il presunto impatto negativo è solo unʼesagerazione a fini demagogici ed elettorali”. Però ha permesso alla ministra per la Sicurezza pubblica, Patricia Bullrich ( “il nostro problema sono gli stranieri legati al narcotraffico”), di giustificare il decreto di “necessità e urgenza” con cui sono state introdotte norme severissime per poter entrare e risiedere nel Paese, a prescindere da eventuali reati. E tempi record in caso di espulsione.  “La porcentuale di stranieri condannati per reati legati alla droga è appena dello 0,06 per cento, non giustifica un decreto eccezionale. Siamo anche molto preoccupati per il progetto di un carcere solo per immigranti, dove finiranno delinquenti per reati comuni e persone che semplicemente non sono in regola con i documenti” ha protestato Mariela Belski, di Ammesty International. Ma la Bullrich tira dritto, anche se smentisce la costruzione del muro.  “Detesto quella donna, che va in giro vestita come un militare” racconta Elsa Osorio (di cui in Italia esce in questi giorni un nuovo libro edito da Guanda Doppio Fondo). “Pensare che ancora pochi anni fa sognavo unʼAmerica Latina unita. In tutto il mondo cʼè una deriva xenofoba, ma che succeda anche in Argentia è surreale”. Il centro di detenzione dovrebbe sorgere nel modesto barrio di Pompeya, al 3860 di Pasaje Alfredo Colmo. Un immobile dellʼamministrazione dalla Direzione nazionale delle migrazioni e dal Minestero della sicurezza. Un edificio basso in mattoni rossi oggi in via di ristrutturazione. Alla porta cʼè un signore che con modi spicci vieta di fare fotografie (“Neanche da lontano, altrimenti chiamo la polizia”) e giura di non sapere niente della nuova prigione per stranieri. Le proteste delle organizzazioni unamitarie -e dei sacerdoti che hanno sottoscritto un documento per denunciare la deriva “razzista”- avrebbero cosigliato a Macri di rallentare nellʼesecuzione del progetto. Ma i lavori continuano, e lʼArgentina -con una Buenos Aires paralizzata ogni giorno dalle proteste anti-governative -è sempre più divisa. Il centro dista appena sette chilometri dal vecchio Hotel de Inmigrantes. Sette chilometri e più di un secolo di storia. Di umanità.

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