L’Argine (Italia)|Elsa Osorio: “Doppio fondo”, un’altra storia argentina|Franco Bianco

Por | Doppio Fondo, Prensa | Sin Comentarios
www.id-photo-app.com

Elsa Osorio: “Doppio fondo”, un’altra storia argentina

Il 24 Marzo 1976 il sole si oscurò in Argentina: cominciò la lunga notte, buia e spaventosa, della dittatura militare capeggiata dal generale dell’Esercito Videla, che durò sette interminabili sanguinosi anni durante i quali furono commessi dalla Giunta al potere crimini indicibili. Una violenza bestiale ed omicida si scatenò contro gli oppositori, veri o presunti, del regime: fu perciò chiamata la “guerra sporca” (e la definizione è perfino troppo blanda). A migliaia i dissidenti venivano “prelevati” – per strada, nelle case, perfino da locali pubblici -, imprigionati, sottoposti a torture inumane. Alcuni centri di tortura sono rimasti tristemente famosi: uno era l’ESMA (la scuola militare della Marina, Escuela de Mecanica de la Armada, che dipendeva direttamente da uno degli autori del golpe, il comandante della Marina ammiraglio Massera), il più grande centro di detenzione illegale e di tortura; un altro era il famigerato Garage Olimpo – fu anche il titolo di un film presentato a Cannes, del 1999 -, uno dei più terribili (in tutta l’Argentina vi furono più di trecento prigioni segrete); di molti dei sequestrati non si seppe più niente, sparirono (i “desaparecidos“) senza lasciare traccia ed i loro corpi non furono più ritrovati; si è saputo, poi, che molti di quelli che non morirono sotto le torture furono vittime dei “voli della morte“: venivano presi dalle celle, di solito la notte del mercoledi, dicendo loro che si trattava di un “trasferimento” (“traslado“), imbarcati su aerei, leggermente anestetizzati (non sempre) e poi fatti cadere dall’alto in mare o in fiumi, dove morivano per i danni riportati nell’impatto con l’acqua o comunque per annegamento.

Perciò, a partire dal 30 Aprile 1977, ogni giovedi le madri delle persone sparite, che si erano riunite in Associazione, andavano a dimostrare in Piazza de Mayo, davanti alla Casa Rosada (il palazzo presidenziale), con un fazzoletto bianco (o con un pannolino di tela, quello utilizzato per i loro figli neonati) annodato sulla testa come simbolo di protesta, ruotando in silenzio intorno all’obelisco al centro della piazza: erano le Madres de Plaza de Mayo, che divennero famose in tutto il mondo (anche la loro fondatrice, Azucena Villaflor, nel dicembre 1977 fu rapita e fatta volare da un aereo nel Rìo de la Plata). Ad esse si aggiunsero le nonne (“abuelas“, in spagnolo. La fondatrice del loro movimento fu Estela Carlotto, un’insegnante argentina che aveva sposato un italiano là emigrato), che manifestavano per i bambini, quasi sempre neonati (“los nietos desaparecidos“, i nipoti scomparsi), che erano stati sottratti alle loro madri in carcere (spesso da quand’erano ancora incinte: la dittatura aveva apposta disposto che le donne gravide fossero – momentaneamente – risparmiate) prima che venissero uccise, ed in molti casi furono allevati sotto falsa identità – o con adozioni simulate, o falsificando l’atto di nascita – dalle famiglie degli stessi torturatori, come fossero un “bottino di guerra” del quale appropriarsi. Sparirono, perciò, i prigionieri politici (uomini e donne) ed i bambini sottratti alle madri detenute, ed in Plaza de Mayole madri degli uni e delle altre (le detenute madri) denunciavano al mondo intero quell’oscenità e reclamavano di conoscere la sorte dei loro figli ed ottenere almeno la restituzione dei loro corpi o delle loro ossa (“per avere qualcosa su cui piangere”), e di sapere che fine avessero fatto i loro nipoti (le nonne ne hanno poi scoperto, negli anni, molte decine, grazie anche alla creazione di una “banca dati del DNA” che permette l’identificazione biologica dei ragazzi o giovani “sospetti” di essere stati rubati alla madre naturale). Donne straordinarie, madres e abuelas, con un coraggio incredibile che le portò a sfidare i militari gridando “Fuoco!“, quando quelli puntarono i fucili su di loro per farle andar via: uccideteci, non andremo via. Non se ne andarono. Alla fine della dittatura è stato calcolato in oltre 30.000 (!) il numero di “desaparecidos“, ai quali vanno aggiunti almeno altri 15.000 che furono costretti a scegliere la via dell’esilio (anche ragazzi fra i 15 ed i 20 anni) riparando all’estero – nella massima parte dei casi non si sa dove siano andati, poiché hanno celato la loro identità per non essere individuati e raggiunti dai sicari del regime – per sfuggire a quei bestiali aguzzini. Crimini contro l’umanità, al pari di altri della Storia, che non possono e non devono conoscere perdono né oblìo: come è stato detto, “quel passato non può passare“, affinché non possa mai più – nunca mas! – ritornare.

Ormai di questi orrendi fenomeni della nostra storia recente – in Sudamerica la dittatura argentina, che terminò nel 1983, fu preceduta (dal 1973) da quella cilena del generale Augusto Pinochet, che durò ancora cinque anni dopo la caduta dell’altra (fino al 1988, quando un referendum non rinnovò il mandato presidenziale al dittatore, e furono indette nuove elezioni per il 1989) – c’è una vastissima (ma mai sufficiente) letteratura, di tipo sia storico-saggistico sia narrativo. E’ anche interessante la consultazione di un sito in italiano, www.24marzo.it (il richiamo alla data del golpe argentino è esplicito), creato apposta per diffondere informazioni e pubblicazioni relative a fatti e personaggi di quell’orrenda dittatura. Per i testi di tipo storico-saggistico, desidero segnalarne due (dai quali derivano molti dei dati qui riportati), forse ancora rinvenibili, del valoroso giornalista Italo Moretti, che in America del Sud ha trascorso molti degli anni della sua vita professionale: il primo, del 2000, intitolato appunto “In Sudamerica” (ed. Sperling & Kupfer), diviso in due parti, una dedicata alla dittatura cilena e l’altra a quella argentina, con un’attenta ricostruzione del contesto socio-politico che le aveva precedute e di come esse nacquero, si manifestarono e finirono; l’altro, del 2006, intitolato “L’Argentina non vuole più piangere” (stesso editore), che esamina gli anni, come recita il sottotitolo, “Da Peròn a Kirchner” (cioè dal 1943 al 2006), evidentemente dedicato alla sola ArgentinaMoretti è un saggista estremamente preciso e documentato, che espone con compiutezza ed asciutta eleganza formale gli argomenti di cui tratta.

Credo, poi, che meriti di essere segnalato, fra i testi di tipo narrativo, un libro di Massimo Carlotto, del 1998, intitolato “Le irregolari” (ed. E/O), che racconta di un viaggio appositamente fatto dall’autore a Buenos Aires con una breve puntata in Cile (il sottotitolo recita, significativamente, “Buenos Aires horror tour“: ma non è “turismo dell’orrore“, bensì un viaggio nella memoria orribile), che “racconta in modo completo, documentato e rigoroso la storia della guerra sporca della dittatura argentina e la battaglia – e, purtroppo, le divisioni che intervennero al loro interno – delle nonne e delle madri di Plaza de Mayo” (sono loro “le irregolari“, così definite perché non si piegarono alla regola del silenzio imposta dal regime assassino): un libro vibrante di passione civile, durissimo e sofferto in alcune sue parti per gli episodi che descrive, benché assolutamente ancorato ai fatti. Un libro da leggere, lo dico senza esitazione, per chi voglia capire da testimonianze dirette quale inferno c’è stato laggiù, mentre noi in Occidente eravamo spesso distratti.

Ma la ragione specifica da cui originano queste note è quella di segnalare il nuovo libro di una bravissima scrittrice argentina, Elsa Osorio. E’ nata nel 1953 a Buenos Aires e di sé ha detto, in una recente intervista: «La dittatura ha spezzato in due la nostra vita. E lo ha fatto nel periodo in cui iniziavamo ad avere figli e una vita lavorativa. Io ho vissuto un esilio interno, nascosta per un po’ in Argentina con il mio ex marito; poi in Francia ed infine siamo ritornati. Ma non potevo lavorare perché vigeva la legge di sicurezza nazionale ed ero stata licenziata. Non ho mai fatto parte di gruppi armati; semplicemente ho sempre pensato con la mia testa e al massimo ho avuto rapporti con il sindacato. Per molto tempo non sono stata in grado di scrivere; non perché qualcuno me lo impedisse, ma per una sorta di mia evoluzione interiore. Ci sono riuscita solo dopo 20 anni dal golpe». Elsa Osorio non ha scritto moltissimi libri, e non tutti sono stati tradotti in italiano: ma sono tutti bellissimi (almeno quelli tradotti). Ormai molti anni fa (da Guanda nel 2000; poi in edizioni TEA) fu pubblicato in Italia “I vent’anni di Luz“, che racconta la storia di una ragazza argentina ventenne (da cui il titolo) che scopre di non essere figlia di coloro che credeva fossero i suoi genitori ma di essere stata sottratta, appena nata, ad una prigioniera politica morta in carcere, e va alla ricerca del padre che ha scoperto essere ancora vivo: un libro avvincente, molto intenso nelle descrizioni delle infamie messe in atto dalla dittatura argentina, che non a caso ha venduto oltre mezzo milione di copie in Europa. Una storia di quelle richiamate più sopra denunciate dalle “madres” e dalle “abuelas“, emblematica di molte altre di quel tempo in quella terra, raccontata in modo magistrale. Un libro da recuperare o da rileggere.

Come già accennato, Elsa Osorio è di recente tornata in libreria con un’opera, intitolata “Doppio fondo” (ed. Guanda, 410 pagg., 19,50 euro), che narra un’altra storia della dittatura argentina. Lo si può dire subito: un libro bello come l’altro o forse ancora di più, avvincente e commovente come l’altro, e come l’altro scritto molto bene (e con un’ottima traduzione). Che si avvale, inoltre, e questo aumenta il suo interesse e la sua godibilità, di una soluzione narrativa del tutto originale: il racconto si svolge su due piani distinti ma infine convergenti, inframmezzati da brani in carattere corsivo il cui senso si scoprirà solo con la lettura delle pagine finali (dopo le quali conviene rileggere per intero, tutta di seguito e saltando il resto, la parte in corsivo, per comprenderne appieno il senso umano e politico). Vi è, come si è detto, una narrazione doppia: da un lato la vita di Juana, una giovane oppositrice argentina aderente alla lotta armata nelle file dei Montoneros(l’organizzazione della sinistra rivoluzionaria peronista; prima aveva militato nelle FARFuerzas Armadas Revolucionarias), catturata dai militari pochi mesi dopo il golpe ed imprigionata insieme al suo bambino di tre anni («ne aveva passate di tutti i colori: il bagagliaio dell’auto, con lei che gridava e il bambino che piangeva, la branda della cella numero 13 nel sotterraneo dell’ESMA…..»), il suo passaggio nell’inferno della detenzione e della tortura («ci uccidevano a ripetizione, ci frantumavano, ci facevano a pezzi. Ci distruggevano. Ci eliminavano. Ci spolpavano. Ci svuotavano di noi stessi. Lì si toccava il fondo ogni giorno………..Era tutto folle, così folle quello che le circostanze ci hanno spinto a vivere»), la sua forzata “cooptazione” nei servizi del regime e tutta la vicenda da lei vissuta per tentare di riconquistare la libertà fisica e psicologica, e con questa la sua dignità avvilita («quello che restava di me era un essere amorfo che ogni giorno doveva imparare a resistere ancora un giorno, e poi un altro, e un altro ancora»); dall’altro lato il ritrovamento in Francia, nel 2004, di una donna annegata in mare, con sorprendenti e sospette fratture alle gambe, che desta la curiosità di una giovane e spumeggiante giornalista e del suo brillante compagno che si mettono ad indagare su questo caso, con uno svolgimento molto intrigante per le varie personalità che via via la storia coinvolge, con un ritmo da thriller che assume sempre più caratteri storico-politici. Ne viene fuori un mix appassionante che tiene incollato il lettore alle pagine, per i vari ed altalenanti registri che tocca; ma talvolta il libro deve essere chiuso per “respirare“, per governare la commozione che suscita e che in alcuni momenti rischia di riuscire troppo coinvolgente, insostenibile.

Non è per nulla che il grande scrittore cileno Luis Sepulveda, che ha conosciuto e pagato un doloroso tributo anche personale e familiare all’infame dittatura del suo Paese (lui era uno dei “ragazzi di Allende“, nel 1973), ha parlato di “maestria letteraria” e di “sapienza narrativa” di Elsa Osorio nel descrivere da un lato “la fragile linea che separa il tradire sotto tortura dal simulare la sconfitta definitiva, cedendo e addirittura collaborando con la repressione, ma senza fare il nome di nessuno dei compagni di lotta e cercando di salvare quanto c’è di più intimo e personale, l’unica ragione per aggrapparsi alla vita: ciò che si ama e che col suo amore ci fa sopportare tutto“, e dall’altro la bravura “di una giovane giornalista di provincia, uno studente di storia e un’anziana vicina di casa della donna morta, che pazientemente scoprono chi era quella donna, e come e perché è morta, e prendono posizione e si mettono in gioco per il più semplice atto di giustizia: restituire alla donna ciò che ha amato sopra ogni cosa“. Ed ha aggiunto: “Nella storia dei nostri Paesi, molti scrittori hanno assunto la carica di cronisti della storia non ufficiale, combattendo le leggi per l’amnistia. Siamo stati dei vigilanti della memoria, senza sacrificare la qualità letteraria che è necessaria per scrivere un buon libro“: Elsa Osorio è esattamente questo, una grande scrittrice che fa la “vigilante della memoria“. E perciò – ancora Sepùlveda – “Doppio fondo può essere definito in un solo modo: un romanzo indispensabile“.

la Repubblica (Italia)|Cry for me, Argentina la dittatura e i segreti dei desaparecidos|Susanna Nirestein

Por | Doppio Fondo, Stampa | Sin Comentarios

Cry for me, Argentina la dittatura e i segreti dei desaparecidos

Nel romanzo “Doppio fondo” di Elsa Osorio il mistero di una militante e il ritorno dei fantasmi

È la paura la fonte viva della scrittura di Elsa Osorio. Anche se negli anni della dittatura argentina, dal 1976 al 1983, non ha vissuto in prima persona lʼorrore dei centri di tortura che la giunta militare aveva nascosto in decine di caserme e garage, è stata perseguitata dal panico di finirci dentro. Come raccontò in unʼintervista, ripuliva la casa di continuo con lʼincubo di una perquisizione. “Qualsiasi cosa avessero trovato potev essere un elemento di accusa” perchè loro cervavano niente e tutto, per tenerti sul filo del rasolo e metterti le manette alle mani e ai piedi. Una volta ad esempio fu bloccata allʼaeroporto perchè aveva nella borsa un libro di Tolstoj, un russo, “un grave motivo di allarme dunque”.

Dal 2000 ha trovato la forza di dar voce al disgusto, alla memoria di quellʼabominio che ha mietuto trentamila vittime, e combattere lʼobblio. Ora, a 62 anni, continua a farlo, con la stessa convinzione, la stessa capacità di costruire romanzi mozzafiato, veri e propri noir che ti tirano dentro esattamente come fece il suo primo grande successo, I ventʼanni di Luz. Era la storia di una bambina adottata e cresciuta in una famiglia di militari dopo lʼuccisione della madre rivoluzionaria -una prassi consolidata nel regime, tenere in vita le donne gravide, assassinarle dopo il parto, adottarne i figli. Ora Osorio riprende il filo. E con Doppio fondo (Guanda) ci porta tra i desaparecidos e i torturatori che li acchiappavano, li spremevano e li facevano fuori, buttandoli da un aereo in mezzo al mare.

Qui la fine è nota a pagina 11. Siamo nel 2004, e il corpo della sessantenne Marie Le Boullec, franco-argentina, viene trovato dai pescatori di Turballe, costa francese, vicino a Saint Nazaire. Nel breve capitolo precedente abbiamo letto parte di una missiva spedita da una donna a un figlio che ha abbandonato da bambino. Cerca di spiegargli come è stato possibile, e allora racconta lʼamore, la nascita, un altro amore, la militanza politica nelle Fuerzas Armadas Revolucionarias e i Montoneros, un appuntamento maledetto, la cattura nel 1976 insieme al piccolo, la detenzione allʼEsma, lʼEscuela de Mecánica de la Armada, un carcere clandestino poi tristemente noto per le torture e le morti, il massacro del suo corpo e della mente. Infine lʼofferta di avere salva la vita sua e quella del bambino di tre anni cosegnandolo al padre in Olanda, se avesse collaborato.

Noi sappiamo, quella donna riaffiorata in Francia probabilmente è lei, la desaparecida della lettera al figlio, ma gli inquirenti no, e poi siamo nel 2004, in Francia. Che cosa cʼentra un volo della morte nel terzo millenio? E poi chi lʼavrebbe uccisa, un generale redivivo? È più facile che si sia suicidata dopo la morte del marito, per depressione dicono le autorità. Eppure Fouquet, lʼispettore incaricato in vida di pensionamento, ha lʼetà giusta per mettere insieme lʼArgentina e un corpo caduto in acque e poi affogato con delle tracce di Pentothal nel sangue e le ossa soezzate nei punti giusti per essere caduto dallʼalto, da molto in alto. Con lui, una giovane giornalista. Le prove e i salti nel passato si srotolano e si riarrotolano. La Osorio procede spedita, ogni manciata di pagine una svolta che chiede e fornisce una nuova risposta. Una scelta narrativa che dà forza alla memoria e ci tira dentro come una spirale al cui apice esiste comunque un futuro possibile.

Blog: ThrillerNord (Italia)|Intervista a ELSA OSORIO|Sara Ferri

Por | Doppio Fondo, Stampa | Sin Comentarios

A tu per tu con l’autore

A tu per tu incontra Elsa Osorio, scrittrice e sceneggiatrice argentina, che spesso nei suoi romanzi si è fatta portatrice di tematiche di denuncia sociale. Ci ha parlato anche del suo ultimo libro “Doppio Fondo”, che ci riporta ai tempi della dittatura, con il delicato caso dei Desaparecidos.

1) Lei che è Argentina conosce meglio di chiunque altro il suo paese e quindi anche i fatti di cui parla nei suoi romanzi. Ha vissuto in prima persona i fatti di cui parla nel suo romanzo?

Io ho vissuto nell’epoca della dittatura, cha ha spaccato in due le nostre vite. I personaggi principali del mio romanzo sono inventati, poteri dire che sono il risultato di un miscuglio  di varie persone, che però corrispondono a circostanze e fatti storici. Alcuni di questi, sono esistiti davvero durante il periodo della dittatura, alcuni sono ancora vivi e si trovano in prigione, altri sono morti. Il campo di prigionia cladestino ESMA (Escuela de mecánica de la Armada, uno dei maggiori centri di detenzione per gli oppositori del regime)  esisteva veramente de era così come lo racconto nel libro, sono veritieri anche il Centro Pilota di Parigi, l’assasinio della commissione culturale dell’amabasciata argentina in Francia e i legami di Massera con la loggia Propaganda Due (loggia massonica con intenti golpisti e anticomunisti).  Che poi Massera (Emilio Eduardo Massera capo della marina militare), dopo aver eliminato migliaia di Montoneri (appartenenti al movimento Peronista Montonero nato per contrastare la repressione esercitata dal governo militare, auspicando il ritorno di Perón) ne abbia accolti alcuni nella sua campagna elettorale e che la Propaganda Due abbia aperto molte porte ai dittatori, che il falso documento di  Licio Gelli (fondatore del P2, in stretti rapporti con Massera, sembra abbia vuto un passaporto diplomatico per l’Argentina) se lo produssero all’interno dell’ESMA, può sembrare finzione ma purtroppo è la realtà.

1) Siendo de Argentina, Usted conoce mejor que nadie su país y por lo tanto los hechos narrados en sus novelas. Los ha vivido en persona?

Yo he vivido la época de la dictadura, que nos ha partido en dos la vida. Los personajes principales de mi novela son ficticios,  podría decir que son una composición, una mezcla de varias personas, pero responden a circunstancias y hechos históricos. Varios de los personajes de la novela, en el período de la dictadura, existieron, algunos aun viven y están en prisión,  otros ya han muerto. El campo de detención clandestino ESMA existió y con las características que yo cuento en la novela, son verdaderos el Centro Piloto París, el asesinato de la agregada cultural de la embajada argentina en Francia, las conexiones de Massera con la logia Propaganda DUE- .  Que Massera, el jefe de la Marina, después de haber eliminado miles de montoneros, haya incorporado a algunos a su campaña política y que Propaganda Due haya abierto muchas puertas a los dictadores, que el documento falso de Licio Gelli se lo hicieron en la ESMA, parece ficción pero es realidad.

2) Desaparecidos sono un brutto risvolto dell’Argentina. Si è dovuta scontrare con la parte politica del suo paese per poter pubblicare il suo libro?

Ho avuto dei problemi con il mio romanzo. “I vent’anni di Luz” ad esempio  racconta la ricerca d’identità di  una giovane donna nata in prigione durante la dittatura. Vedremo poi cosa accadrà, sebbene ormai siano altri tempi, suppongo che a qualcuno non piacerà ciò che ho scritto, ma quello che penso non è certo un mistero.

2) Los desaparecidos son una situación lamentable en Argentina. ¿Se debió enfrentar con la parte política de su país para poder publicar su libro?

Tuve problemas con mi novela, A veinte años, Luz (que cuenta la b´squeda de identidad de una joven nacida en cautiverio durante la dictadura) Veremos qué sucede con ésta pero los tiempos son otros, supongo que a algunos no les gustará pero  no es un misterio lo que yo pienso

3) Possiamo considerare Doppio Fondo un romanzo “inchiesta” che funga anche da accusa per i fatti che vi sono narrati. Si sente portavoce di questo progetto di denuncia?

Si, è un romanzo con una grande componente investigativa. I miei libri hanno sempre un obiettivo letterario, nascono dall’urgenza di raccontare una storia. La scrittura è un piacere ma è anche anche uno strumento di lotta.

3) Podemos considerar Doppio Fondo una novela “investigación” que también actúa como acusación sobre los hechos narrados. Se considera portavoz de este proyecto de denuncia?

Sí, es una novela que tiene mucha investigación. El objetivo de mis libros es siempre literario, surge de la necesidad de contar una historia. La escritura es un placer pero también un arma de lucha.

4) Da cosa nasce il titolo?

La protagonista ha molti segreti, conduce una doppia vita, un doppio fondo. Il fondo però evoca anche il fondo del mare in cui venivano gettati i prigionieri. I personaggi della parte contemporanea, scopriranno e riveleranno questo doppio fondo anche nell’omicidio della dottoressa Le Boullec (la donna trovata cadavere all’inizio del libro).

4) De donde nace el titulo de su libro?

Hay en la protagonista muchos secretos, una doble vida, un doble fondo. Y fondo evoca también el fondo del mar donde tiraban a los detenidos. Los personajes del presente, van a descubrir y develar ese doble fondo en el crimen de la doctora Le Boullec.

5) Quanto c’è di Elsa Osorio in Doppio Fondo?

Un autore non può non ritrovarsi in quello che scrive, anche se poi la sua vita non è come quella dei suoi personaggi. La storia che racconto non è la mia, ma mi sento molto coinvolta.

5) Cuanto hay de Elsa Osorio en Doppio Fondo?

Un autor no puede dejar de estar en lo que escribe, aunque su vida no sea como la de sus personajes. La historia que cuento no es la mía, pero me siento implicada en ella.

6) Ha mai letto thriller nordici? Se si, quali sono i suoi autori preferiti?

Si, adoro l’islandese Arnaldur Indridason, che ho letto in francese.  Un autore che riesce ad unire abilmente la parte storica-ideologica con la componete umana, senza perdere mai le redini dell’intrigo . Ho letto anche Henning Mankell. Mi interessa uno scrittore che non è nordico ma francese, e che ha uno stile – penso a  “L’Ultimo lappone” che potrebbe sembrare nordico (Olivier Truc).

6) Has leído alguna vez thriller del norte de Europa? Si sí, ¿cuales son tus autores preferidos?

Sí, Me encanta el islandés  Arnaldur Indridason a quien leo en francés. Un autor que logra enlazar con habilidad lo ideológico-histórico con lo humano sin perder nunca las riendas de la intriga. He leído Henning Mankell. Me interesa un autor que no es nórdico sino francés, pero que su literatura – como “El último lapón”-.podría ser nórdica.

A cura di Sara Ferri(Traduzione di Manuela Fontenova)

Blog: ThrillerNord (Italia)|Doppio Fondo|Sara Ferri

Por | Doppio Fondo, Stampa | Sin Comentarios

Doppio Fondo

Recensione di Sara Ferri 

Il cadavere di una donna viene rinvenuto sulle sponde del lago di Turballe, in Bretagna. Sul luogo sopraggiunge la giovane giornalista Muriel Le Bris. Tutto lascia pensare che la vittima si sia suicidata, ma alcuni dettagli e l’intuito della giovane protagonista riveleranno una realtà ben più macabra. Dalla Francia dei giorni nostri si verrà proiettati nell’Argentina di fine anni settanta inseguendo le orme dei ribelli e l’ombra dei desaparecidos.

Elsa Osorio, nel suo “Doppio fondo”, ci trasporta in un altro tempo e in un altro spazio. Quello dell’Argentina dei mondiali di calcio, del tango, ma anche della dittatura militare. La storia sobbalza dalla Francia odierna (2004) all’Argentina di ieri (fine anni ‘70) in un alternarsi di colpi di scena.

Viene ritrovato il cadavere di una donna: inizialmente sembra essere un semplice suicidio, ma poi, durante lo svolgimento delle indagini, si rivela un caso difficile da risolvere. La soluzione a questa morte porta con sé risvolti inquietanti e la giovane giornalista Muriel, si ritrova, suo malgrado, ad inseguire le tracce del passato torbido e macabro della vittima.

Una lettura, quella della Osorio, non facile. Doppio Fondo, non è il libro “facile e veloce” da portare sotto l’ombrellone, bensì un romanzo emotivo, doloroso ed emozionante.

Piccolo appunto alla scrittrice: è accattivante l’alternarsi dei momenti storici, ma, a volte, i dialoghi e i fatti sono raccontati in un susseguirsi troppo rapido di sequenze che può portare il lettore alla confusione.

Tuttavia, alla conclusione di questo libro, non si può fare altro che rimanere piacevolmente colpiti dalla sua trama, che offre, inoltre, uno spunto per meditare su eventi tanti dolorosi, quanto facilmente ripetibili.

Rai Cultura (Italia)| Elsa Osorio: l’altra vita di Juana

Por | Doppio Fondo, Stampa | Sin Comentarios

Elsa Osorio: l`altra vita di Juana

Elsa Osorio torna ad occuparsi di desaparecidos e lo fa in un appassionante romanzo, Doppio fondo, che esce da Guanda nella traduzione di Roberta Bovaia e Marco Amerighi. La lettera di una madre al figlio: Juana racconta a Matías la sua vita e i motivi per cui lui è dovuto crescere senza di lei. Il cadavere di una dottoressa ritrovato a Turballe in Francia; una giovane giornalista, Muriel, che non crede alla teoria del suicidio e con l’aiuto di un’amica della donna e di un giovane indaga sull’identità della misteriosa Marie. Muovendosi tra la Francia del 2004 e l’Argentina del 1977, Osorio delinea una figura femminile piena di fascino e di contraddizioni. Per salvare il suo bambino di tre anni, catturato insieme a lei, Juana cede al suo torturatore Raúl, diventa la sua amante e si presta a collaborare con i suoi nemici in una missione parigina. In treno conosce Yves, un fotografo di cui s’innamora e con il quale, dopo infinite peripezie, riesce a ricostruirsi una vita in Francia sotto falso nome. Gli intrecci tra la dittatura argentina, la P2 di Licio Gelli e le alte sfere francesi; lo strazio di una madre che si separa dal figlio per garantirgli un futuro; un’attrazione malata e intessuta di violenza psicologica; un grande amore vissuto di nascosto; un finale da brivido: tutto questo è Doppio fondo, un romanzo in cui l’ombra del passato si proietta sul presente raccontandoci cosa ne è nel mondo di oggi degli aguzzini di ieri.

Abbiamo incontrato Elsa Osorio a Torino, in occasione del Salone del libro e Paola Avigdor ci ha fatto da interprete.

Futura News (Italia)|Luis Sepúlveda: “Noi scrittori siamo vigilanti della memoria storica”|Romolo Tosiani

Por | Doppio Fondo, Stampa | Sin Comentarios

Luis Sepúlveda: “Noi scrittori siamo vigilanti della memoria storica”

La letteratura come strumento della memoria. L’ultimo libro di Elsa Osorio, “Doppio fondo”presentato al Salone del Libro insieme a Luis Sepúlveda,è un’altra tappa di un lungo impegno. Le dittature sudamericane sono figlie del 1973, con la caduta di Allende e l’instaurazione della dittatura di Pinochet. Osorio mette in scena con le parole la lotta interna al peronismo, con destra e sinistra che si combattono.

Raccontare il passato dei regimi del Cono Sur (Cile, Argentina e Uruguay) è sempre più complesso, perché ci sono sempre meno testimoni. L’epoca della dittatura di Videla ha posto un popolo intero davanti a un conflitto morale: chi confessa sotto tortura è un traditore? Si può fingere di cedere per salvare la propria vita? Non è facile marchiare come traditore chi si è salvato con i mezzi più fantasiosi, anche perchè senza sopravvissuti non ci sarebbero stati processi.

Luis Sepúlveda, scrittore e memoria vivente dell’America Latina, ha commentato: “Nella storia dei nostri Paesi, molti scrittori hanno assunto la carica di cronisti della storia non ufficiale, combattendo le leggi per l’amnistia. Siamo stati dei vigilanti della memoria, senza sacrificare la qualità letteraria che è necessaria per scrivere un buon libro”.

Il volume racconta la difficile situazione di una donna, personaggio di finzione costruito in base alle tante storie delle sopravvissute solo grazie a relazioni con i torturatori. Una situazione molto lontana dalla sindrome di Stoccolma. I tre personaggi che trovano la donna morta sulle spiagge bretoni all’inizio del romanzo, sono un omaggio ai tanti lettori di Paesi lontani che si sono impegnati per aiutare durante il dramma dei desaparecidos.

L’autrice di Buenos Aires ha concluso l’incontro con una presa di posizione netta: “Come argentina sono orgogliosa che molti colpevoli di violazioni dei diritti umani siano in carcere. Ni olvido, ni perdónsólo justicia”. Né oblio, né perdono, soltanto giustizia.