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Spazio Giovanni

Marcello Tucci

Corriere della Sera
Ettore Botti
Viaggio in Argentina, ricordando con rabbia

«Durante la dittatura ero una militante, non nella lotta armata, ma nello schieramento di sinistra certamente sì. Ricordo la paura, quasi paranoica, che provavamo. Per i militari noi studenti, in particolare quelli di lettere e filosofia, eravamo tutti dei potenziali criminali. Mi trovavo a "ripulire" la casa con l'incubo di una perquisizione in ogni momento. Qualsiasi cosa avessero trovato poteva essere elemento d'accusa. Una volta, mentre partivo per la Francia, fui bloccata all'aeroporto perché avevo nella borsa un libro di Tolstoj. Un autore russo costituiva di per sé motivo di grave allarme».
Elsa Osorio è una scrittrice argentina non ancora cinquantenne, da qualche tempo trapiantata a Madrid. Bionda, minuta, dall'aspetto dolce e deciso insieme, ritorna con angoscia a quel periodo del suo Paese, dal '76 all'83, e prova a ripercorrerlo in parallelo con le vicende narrate nel suo nuovo romanzo, «I vent'anni di Luz». La protagonista delle prime pagine è, appunto, una studentessa comunista, Liliana, incinta del fidanzato Carlos, arrestata come sovversiva e costretta a partorire in prigionia. Nasce una bambina (Luz) e comincia a dipanarsi la complicata vicenda: mentre la madre, mandata segretamente a morte, scompare nel nulla, la piccola finisce, grazie a un repentino cambio di nome, in casa di un generale che ne fa dono alla figlia, felicemente sposata ma sterile. Sarà la bambina, poi adolescente, poi giovane donna a scoprire la verità, attraverso un drammatico itinerario che si concluderà soltanto ai nostri giorni.
«L'idea ? spiega Elsa Osorio ? m'è venuta durante uno dei miei periodici ritorni in Argentina. Stavo scrivendo un altro romanzo, ma mi fermai a riflettere sui segreti, anche terribili, che custodisce la nostra società e rimasi turbata in modo speciale dal mistero di questi ragazzi, tanti, tantissimi ragazzi, senza identità». Perché non prendere spunto dalla cronaca (o storia recente) quando offre invenzioni tanto paradossali e crudeli come quella dei figli delle vittime che diventano amorevoli e non di rado riamati figli degli aguzzini? «Questa guerra non è contro i bambini», si dicevano in tono benevolo generali e colonnelli durante il succedersi delle giunte votate a debellare «con ogni mezzo» il terrorismo, in una concezione allargata a colpire genericamente le simpatie di sinistra. Era un'assurda doppia morale, per cui le donne si uccidevano senza esitazione purché a gravidanza conclusa, ma anche il pretesto per un traffico di neonati destinato a soddisfare le famiglie senza prole di militari e poliziotti o di cittadini di sani principi. Oppure, come suggerisce la Osorio, il motivo per una piccola selezione razziale perché, in un Paese dove le sembianze europee sono più pregiate di quelle indie, a passare di mano erano quasi sempre i neonati biondi, dalla pelle liscia e dagli occhi azzurri.
I casi di figli rubati alle «desaparecidas», emersi un po' alla volta e in ritardo dopo la fine della dittatura, sono molto numerosi. Secondo l'associazione delle Nonne della Plaza de Mayo, sarebbero più di 500. E i casi documentabili, nel senso che si è scoperta traccia di nascite senza che ad esse corrispondano bambini con il giusto cognome, quasi 300. Il frutto della disperata, tenace ricerca di queste donne non più giovani, che vivono nel ricordo della tragedia familiare e vorrebbero almeno conoscere i nipoti, ha portato a una sessantina di identificazioni, alcune delle quali, le ultime, facilitate da Internet.
«L'angolo visuale del mio racconto ? interviene la scrittrice ? è però differente. In genere, le indagini sono state condotte dai parenti degli scomparsi. Nonne, nonni, zii, suoceri, cugini: adulti che si sono messi a cercare ex neonati giunti intorno ai 20 anni. Proprio nelle settimane scorse il poeta Juan Gelman, mio connazionale, è riuscito a rintracciare in Uruguay la nipote, al termine di infinite peripezie. Nel racconto, invece, è una ragazza non reclamata da nessuno che percepisce qualcosa di o scuro e tormentato nelle proprie origini e decide di intraprendere il cammino a ritroso. Con l'aiuto di altri personaggi, ravveduti dopo essere stati complici o conniventi, scelti un po' come esempio di una società che non volle vedere ma poi ha dovuto, per forza, togliersi la benda».
Una prospettiva nuova, dunque, come originale è la struttura narrativa. Pur usando materia da feuilleton (il finto padre e la madre cattiva) e dando sfogo alla sua passione politica, Elsa Osorio non scrive un romanzo d'appendice né un pamphlet, bensì una storia di sentimenti, avvincente come un giallo nel quale s'intersecano voci, tempi e scenari. Lei, che è anche sceneggiatrice cinematografica, spera di trarne un film. «Ma a patto ? conclude ? che trovi un regista disposto a evitare ogni tentazione truculenta. Niente stanza delle torture. L'Argentina ha già sofferto abbastanza nella realtà».

Il libro «I vent?anni di Luz» di Elsa Osorio è edito da Guanda (pagine 355)

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iBS
I vent'anni di Luz

"Quel giorno Miriam entrò diverse volte in camera di Liliana. Si conobbero in poche ore come molti non arrivano a conoscersi in tutta una vita."

Questi ultimi mesi hanno richiamato alla memoria, e alla coscienza, di molti i tragici fatti accaduti in Argentina durante la cosiddetta "guerra sporca". Prima di tutto l'intensissimo film di Marco Bechis, Garage Olimpo e oggi questo libro di Elsa Osorio che, per certi versi, lo richiama e lo completa. Se Bechis mostra direttamente (pur senza far vedere direttamente le torture, ma solo evocandole attraverso suoni, luci, espressioni) il luogo dove venivano portati i prigionieri politici, qui la maggior parte del romanzo è memoria, narrazione differita. In entrambi i casi però la brutalità gratuita dei militari, la naturalezza della loro malvagità, il considerare "lavoro" e banale routine, atti che ripugnano anche alla più insensibile delle coscienze, crea un forte malessere, un disagio profondo, una ribellione rabbiosa in chi vede o legge.
Questi terribili terroristi che dovevano essere eliminati sono ragazzi, studenti, spesso addirittura adolescenti che, nella piena coscienza del rischio, avevano deciso di ribellarsi alla dittatura ed è ancora più stridente la rozza e barbara crudeltà degli adulti, dei potenti.
La storia che Elsa Osorio ci propone è collocata nel 1998, ma gli eventi, che prendono vita attraverso il dialogo tra Luz e Carlos, risalgono a ventidue anni prima, quel 1976 che per l'Argentina ha rappresentato l'anno della più feroce delle repressioni e del numero maggiore di desaparecidos. Luz si è recata in Spagna da Buenos Aires per ritrovare Carlos ed è il loro colloquio che fa da elemento conduttore del racconto. Ma chi è Luz? È una ragazza che, a vent'anni, ha scoperto di non essere davvero figlia della famiglia in cui è cresciuta, ma di essere stata strappata, poco dopo la nascita, alla vera madre, una desaparecida, uccisa poco dopo la sua nascita e di un uomo (Carlos), sfuggito miracolosamente all'agguato in cui la sua compagna era stata catturata, e rifugiato in Spagna. Gli eventi più lontani sono richiamati in capitoli che vengono collocati in quegli anni e che hanno in Miriam la narratrice. Miriam è appunto una figura chiave: all'oscuro, per superficialità come era accaduto a molti, di quello che stava accadendo nel suo paese, legata a un militare violento, desiderosa solo di avere un figlio (cosa per lei impossibile dopo una serie di aborti), accetta prima l'idea di poterne avere uno "in regalo", poi di accogliere per qualche tempo una ragazza prigioniera e la sua bambina. Miriam sa che la bambina verrà strappata alla madre per essere data alla figlia di un superiore del suo compagno a sostituzione del figlio che questa aveva avuto e che era morto nel parto. Giorno dopo giorno inizia a crearsi un legame tra la prigioniera e la sua carceriera che prende sempre più coscienza dell'orrore di cui si stava facendo complice. Giunto il momento della consegna, uccisa la ragazza e rapita la bimba, Miriam giura a se stessa che un giorno le avrebbe fatto conoscere la verità. La scena poi si sposta: è la famiglia in cui Luz cresce ad essere esaminata, nonni e genitori. Il nonno è uno dei generali responsabili della persecuzione contro i cosiddetti terroristi, la nonna ne è la più odiosa delle complici. L'unica figura positiva è quella di Eduardo, il padre "adottivo" in un primo tempo inconsapevole della vera origine di quella bambina e totalmente succube del suocero. Negli anni però, grazie anche all'incontro con una lontana innamorata, prende coscienza della verità, ha in odio se stesso per quello che ha fatto, decide di rivelare tutto e questo gli costerà la vita.
La vicenda ha un finale, per quanto è possibile, lieto: Luz ritrova la propria identità, il padre vero e la nonna materna, grazie anche all'aiuto delle Abuelas de Plaza de Mayo.
Se chiediamo, e lo chiediamo, che la memoria per fatti storici lontani ormai più di cinquant'anni resti viva, ancora di più siamo grati a chi, con l'arte, riesce a farci impallidire davanti alla violenza e alla crudeltà che in più recente epoca hanno insanguinato il nostro mondo.


I vent'anni di Luz di Elsa Osorio
Titolo originale: A veinte años, Luz
Traduzione di Roberta Bovaia
Pag. 355, Lire 28.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-230-7

L'autrice
Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e risiede attualmente a Madrid dove insegna lettere. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive. Tra i suoi libri Mentir la verdad, Cómo tenerlo todo, Las malas lenguas. Grazia Casagrande e Giulia Mozzato


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Diario della settimana
Dante Liano Oltre ogni realtà
Dalla parte dei figli dei desaparecidos

C'è una frase che la leggenda attribuisce a Borges. Lo scrittore argentino avrebbe detto che in America Latina non esiste letteratura dell’orrore perché bastano i rapporti dei diritti umani a superare ogni fantasia letteraria. Forse la frase non è mai esistita; chissà se Borges l’ha mai detta. Ma una cosa è certa: la lettura dei diversi Nunca más significa l’entrata in una dimensione difficilmente sopportabile per l’orrore che riesce a suscitare.
Affrontare questo difficile argomento rappresenta una sfida per qualsiasi scrittore. García Márquez consigliava di non raccontare i fatti direttamente ma di narrare la storia dal punto di vista di quelli che tacciono e sudano freddo nel più profondo terrore. I testimoni-protagonisti delle rivoluzioni o delle guerre hanno lasciato vividi racconti autobiografici. Ma lo scrittore che non è stato protagonista diretto delle infinite storie che compongono questo sofferto mosaico, cosa può fare se non seguire il consiglio di García Márquez? Proprio questa operazione viene eseguita da Elsa Osorio nel suo bel romanzo I vent’anni di Luz (e nell’ottima traduzione di Roberta Bovaia). Romanzo di non protagonisti, di non eroi, di attori molto secondari di una storia resa attuale in Italia grazie al film di Marco Bechis Garage Olimpo e alla recente vicenda del poeta Juan Gelman.
Si tratta quindi della storia di una ragazza, Luz, figlia di militanti rivoluzionari fatti scomparire dalla dittatura militare. Si comincia dalla fine, dal momento in cui Luz sbarca a Madrid e trova il suo vero padre, esiliato ormai da vent’anni, e lo affronta in una lunghissima conversazione. Il romanzo è la storia di questa conversazione. Con sapiente uso della architettura della trama, Osorio ci riporta indietro, nel tempo in cui Liliana, una militante «montonera» viene custodita da uno dei suoi carcerieri affinché possa partorire una bambina. Questa dovrebbe andare poi in mano all’amante dell’aguzzino, come soddisfazione al capriccio di maternità della donna. Alternando il montaggio del racconto, l’autrice ci fa conoscere gli sviluppi dell’azione attraverso diverse voci narrative, che si sovrappongono alle rivelazioni che Luz fa a suo padre nella taverna di Madrid. Non si tratta di monologhi veri e propri, ma di dialoghi in cui spesso si passa da un interlocutore ad altro, con indubbia capacità mimetica e con grande scioltezza stilistica.
Questo permette un disegno nitido dei personaggi, dipinti in chiaroscuro, con le loro sfumature, evitando così la divisione fra buoni e cattivi tipico della narrativa didattica. Personaggi memorabili sono Mariana, la madre acquisita di Luz, viva rappresentazione delle persone atrocemente afferrate a una negazione della barbarie che scorreva davanti ai loro occhi, giustificando tutto pur di preservare i propri privilegi, spesso minimi. Anche il padre adottivo, Eduardo, morto nella ricerca di una verità che cambia la sua vita. O il generale Alfonso Dafau, carnefice lucido, promotore della dottrina dello sterminio totale dei sovversivi. I gradi successivi in cui Luz arriva a conoscere la propria storia sono anch’essi un ritratto dello sviluppo di una coscienza, tenace e ostinata nella ricerca della conoscenza. Osorio usa la tecnica del thriller per raccontare quegli anni oscuri della storia latinoamericana.
La scelta del genere non può che essere perfettamente azzeccata. Nonostante la lunghezza, il romanzo si legge con avidità, perché il ritmo narrativo viene sapientemente dosato, in sequenze che si accavallano l’una con l’altra, storie che si intrecciano ad altre storie, personaggi che si incrociano, il tutto in un affresco drammatico e avvincente raccontato con la leggerezza e l’ironia di un poliziesco di alta scuola. E tutto questo ci convince che per parlare delle tragiche storie della America Latina, la distanza offerta da una buona trama, da un occhio obiettivo e a volte umoristico, da una scrittura veloce e disincantata, permette di evitare il patetismo, di rendere il lettore partecipe e complice, di dire la verità senza annoiare e senza destare compassione.

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Il Matino
Barbara Caputo UNA STORIA, UN LIBRO
Io, la figlia di una madre desaparecida
Una donna argentina poco più che adolescente, Luz, a vent’anni ha un figlio. Fin qui tutto normale. Ma quando chiede alla madre Mariana qualche dettaglio sulla sua primissima infanzia comincia ad insospettirsi per la sua evasività, sospetta di non essere figlia di coloro che dovrebbero essere i suoi genitori. Mette insieme una serie di strani ricordi, dissonanze, frasi incaute della madre, e comincia a fare domande in giro. Scoprirà di essere figlia di una desaparecida, rintraccerà il padre a Madrid dove vive. Le 355 pagine de I vent’anni di Luz (Guanda) sono allo stesso tempo tutta la storia della sua vita, e il racconto di questa al padre ignaro della sua nascita.
A Elsa Osorio, l’autrice di questa storia, sorprendentemente non interessa tanto parlare del libro, quanto della realtà terribile che vi è dietro, fatta di migliaia di persone sparite, di bambini persi nel nulla. «Quello che mi interessa è che non si dimentichi, che si venga a sapere ciò che è successo. Non tutti hanno preso coscienza ancora oggi di quello che succedeva. Molti hanno preferito dimenticare. A volte si aveva l’impressione di vivere in una finzione, come se non succedesse nulla di tutto ciò. Le persone uscivano per strada a festeggiare le vittorie calcistiche, mentre funzionavano 365 campi di detenzione clandestina. Per me è una sorta di rivalsa dopo tanti anni scrivere un’opera di finzione sopra la realtà, un rovescio di ciò che è accaduto. E spero che si continuino a scoprire altri figli di desaparecidos».
La finzione di Elsa Osorio è stata così reale da farla interrogare su ciò su cui ancora non si era cercato di fare luce (il nome della protagonista non è casuale), e cioè l’esistenza di ragazzi che nessuno cercava, nella convinzione che fossero morti o che non fossero mai nati. «Oggi ci sono molti ragazzi nati nel periodo della dittatura che si fanno delle domande, e quattro o cinque che hanno scoperto le proprie origini anche se nessuno li cercava, altri che stanno tentando di farlo. Tutti i ragazzi hanno nell’adolescenza la fantasia di non essere figli dei propri genitori, ma questa fantasia in Argentina ha una dimensione sinistra. È quello che nel racconto succede a Luz, le abuelas di Plaza de Mayo pensano possa essere una fantasia».
Ma come si poteva non sapere, e come si può continuare ancora oggi a voler ignorare quanto è accaduto, così come fa Mariana, sostituta madre di Luz, figlia di un militare responsabile di eccidi, che fino all’ultima pagina rifiuta di confrontarsi con l’atrocità del delitto che ha portato Luz da lei?
«C’è chi non vuole vedere perché non conviene al suo potere, alla sua ideologia, chi lo fa per continuare a vivere. Nel racconto è contenuto un dialogo tipico, dell’epoca, in cui una donna, Carola, difende alcuni amici desaparecidos di soli diciassette anni, e Mariana le risponde che qualcosa avranno pur fatto. Ma Carola poi deve scusarsi, perché la sua conoscenza degli arresti e delle torture, e il suo atteggiamento, potrebbero metterla in pericolo. Ancora oggi c’è chi non vuole sapere cosa sia successo, perché la questione dei ragazzi è una responsabilità molto pesante con cui confrontarsi. È molto difficile poter dire che sia stato corretto togliere un bambino alla madre, aspettare che questa partorisse per ucciderla».
È possibile che alcuni dei falsi genitori potessero essere all’oscuro, come accade inizialmente a Mariana ed Eduardo? «Sì, alcuni bambini andavano ai militari, altri erano dati in adozione, e non tutti sapevano la provenienza e la morte dei genitori veri, esiste una serie di situazioni differenti. Non tutti hanno lo stesso grado di colpa. Quello che è importante, quando si nota una dissomiglianza tra una coppia e un loro figlio di quel periodo è spingere la gente a parlare. Nei casi in cui ragazzi che sono stati ritrovati erano stati adottati in buona fede, e i genitori li hanno aiutati, come da Eduardo».

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Il Giorno
Francesca Amoni CON VITALITÀ. OLTRE GLI ORRORI DEO DESAPARECIDOS
Tante vite diverse che scorrono parallele, si cercano e alla fine incontrano, componendo un afrescho che mostra l’aspetto più cinico della dittatura argentina. Denuncia política e appasionati sentimenti si intrecciano in "I VENTANNI DI LUZ" di Elsa Osorio, a Milano pero presentare il suo romanzo. Quasi un giallo, pero la struttura narrativa e il tema. Luz, appena nata, viene tolta alla madre, detenuta política, e affidata alla figlia di un alto ufficiale, fra i responsabili della repressione. Cresciuta, cerca i suoi veri genitori, scopre come è stata uccisa la mamma e trova il padre, fuggito in Spagna. Un percorso di dolore noto a tanti filgli di desaparecidos, strappati al genitore, che Elsa Osorio racconta, destando emozioni e riflessioni.
"Il mio è un romanzo non ha niente di autobiografico ma la mia generazione è stata profondamente segnata dalla dittatura.Conozco persone coinvolte in queste viscende, anche se quella che racconto non è realmente accaduta. Ma credo che la letteratura, con le sue bugie, produca un effeto di realtà più forte delle stressa storia vera."

Nel romanzo sono poche le scene di violenza. Una scelta precisa?

"Si, non volevo parlare di questo aspetto della dittatura, ma mettere in primo piano el desiderio de vivere la tenerezza nei rapporti, perchè mi è sembrato più efficace insistere sui sentimenti negati che sogli orrori. Anche per uscire da un atteggiamento di sconfitta e per prefigurare una via di uscita, ho costruito personggi che agiscono e che non soffrono pasivamente"

Come la bella figura di Miriam, la prostituta, che mi pare centrale nel suo romanzo.

"Infatti E un personaggio che mi è cresciuto tra le mani: mi sono quasi messa nei suoi panne. Ho scelto una prostituta allegra, trasgressiva, quasi come controaltare di Liliana, la madre di Luz , militante política . Ma con il loro encontro ho voluto anche mostrare come noi donne siamo capaci di superare le differenze per il bene della vita. Forse due nomini nella stessa situazione non avrebbero tanto fraternizzato"

Quali sono il suoi recordi si quel periodo?

La paura. Un giorno qualqunque, ciascuno poteva essere ucciso, senza che avesse fatto nulla. E la gente che diceva"Si le portano via una ragione ci debe essere" Ma spessi non erano militanti, semplimenti persone considerate nemiche perchè non d acordó con i militari. Ci sono stati ragazzi di 15 anni uccisi perchè chiedevano trasporti meno costosi. Hanno ucciso anche le illusioni e la speranza un una vita migliore. Ma chiò che mi pare più terribile è quanto hanno fatto con almeno 500 o 600 bambini: li hanno privati di ogni identità, tratatti come cose.Alcuni sono andati in adozione, ma la Maggiore parte sono stati rubati alle mamme, appena nati. Anzi, trattavano bene la mamma, fino a quando non partoriva e poi la uccidevano come è accaduto alla madre di Luz.

Come è stato el suo romanzo in Argentina?

Con rntusiasmo e speranza. Tanti mi chaimano pero raccontarmi la loro storia. Ragazzi che vorrebbero cercare i propi genitori, perchè hanno sopetti sul loro identità. Nipoti a cui i nonni hanno detto che i genitori sono morti in incidenti d auto e non credono. Una ragazza che ha letto il romanzo e pensa di avere la stezza storia di Luz.

Intanto nonne e nipoti si possono ritrovare attraverso la Banca delle informazioni genetiche che sarà in funzione sino al 2020

La banca è stata voluta nell 86 dalle nonne che lasciano il loro sangue per scoprire "il segno della nonnità".

Trentamila persone sparite in sette anni di dittatura

La lotta senza fine delle "nonne di Plaza de Mayo"

25 marzo 76 . I militari prendono il potere in Argentina, come già in Chile e in Uruguay.

La dittatura dura sino all’83 molti oppositori al regime vengono sequestrati e dichiarati

"desaparecidos" ( termine introdotto negli anni sesenta in Guatemala dalle asociación umanitarie) .

30000 persone. Tante ne sono sparite in 7 anni di dittatura. Mogli,madri, nonne, cominciano a incontrarsi nella Plaza de Mayo davanti al Palazzo del gobernó per reclamare informazioni sui loro cari.

1977 Nasce un’associazione di Donne che poi prenderà il nome "Nonne di Plaza de Mayo", da allora molto attiva nel cercare i bambini e restituirli alla loro famiglia di origine.

Impunita una sostanziale impunità a molti militari e civili implicati nelle violenze contro i dissidenti è stata garantita da due provvidimenti legislativi, ma il reato di appropiazione di minori è ancora perseguibile. Cercare i sequestratori del bambini farli arrestare, sono fra gli

objettivi delle nonne.

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Emilianet.com.it Ottobre
" I vent'anni di Luz": il dramma di un Paese attraverso gli occhi di una ragazza
La sconvolgente storia dei desaparecidos argentini raccontata da una ragazza che ricostruisce il suo passato
E' un libro forte, toccante, a tratti violento; ma la violenza non è mai ostentata gratuitamente, è piuttosto uno specchio di quanto a volte il male possa essere "assurdo e banale". Una storia difficile quella che ci regala Elsa Osorio, la storia di una ragazza che negli anni '90 scopre di essere figlia di desaparecidos e di essere stata loro sottratta per essere affidata alla figlia di un generale, che dopo un aborto non poteva avere più figli. Luz sentirà il mondo intorno a lei riempirsi di crepe e vacillare sino al crollo e deciderà di fare luce sul suo passato compiendo una dura ricerca dei veri genitori che la condurrà a Madrid sulle tracce del vero padre. Qui, con quest'uomo sconosciuto e per il quale tuttavia avverte un sentimento molto forte, ricostruirà passo dopo passo la storia della sua vita che è anche la storia di un Paese sottoposto ad una feroce dittatura che non esitava a ricorrere alla torture e alle uccisioni per estirpare la presunta "minaccia" comunista. Rivivono così nelle memorie di Carlos, padre della ragazza, gli orrori di una vita sconvolta e tutti gli ideali miseramente falliti di fronte ad una repressione dalla violenza terribile.

LA TRAMA - Buenos Aires, 1976. Liliana è una giovane sovversiva detenuta in un campo di prigionia. Per la Storia sarà una desaparecida, una delle tante persone scomparse durante la dittatura militare argentina. Ma per un sergente, stretto collaboratore del tenente colonnello Dufau, rappresenta la soluzione ai problemi della sua donna. Liliana, infatti, è in attesa di una bambina. E, come spesso accadeva durante il regime militare, quella bambina verrà sottratta alla madre naturale per essere accolta in una famiglia non sua. In un primo tempo è Miriam la madre prescelta, la compagna del carceriere di Liliana. Trasferitasi a Buenos Aires alla ricerca della bella vita, dopo una fulminante carriera di modella Miriam è finita nel giro della prostituzione d'alto bordo. Ha sempre desiderato un figlio che, a causa dei ripetuti aborti clandestini, non può più avere. La donna quindi non esita un solo istante ad accettare la proposta del suo compagno di procurarle un bambino, con la naturalezza con cui accetterebbe un brillante, una pelliccia, un qualsiasi regalo costoso. Intanto, nell'ospedale di un'altra città, Eduardo Iturbe assiste al parto di sua moglie Mariana, figlia del potente Dufau, uno dei responsabili della repressione. La situazione precipita: la donna entra in coma e il bambino non sopravvive. Ed ecco che i suoceri hanno un'idea: sottrarre il nascituro di una prigioniera. Al confuso Eduardo racconteranno una storia qualsiasi. Ma dove scovare il "bottino di guerra"? A chi chiedere aiuto se non al fedele sergente che proprio in quel momento ha per le mani la bambina partorita da Liliana e destinata alla fidanzata Miriam? Sarà quella bambina a far luce, vent'anni dopo, sull'intricata vicenda delle proprie origini.

L'AUTRICE - Nata a Buenos Aires, Elsa Osorio risiede attualmente a Madrid dove insegna lettere. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive. Tra i suoi libri: Mentir la verdad, Cómo tenerlo todo, Las Malas lenguas.
A proposito di "I vent'anni di Luz" la Osorio ha dichiarato che il romanzo non è autobiografico ma di avere tentato di mettersi nei panni di Luz, di parlare con la sua voce, di dar voce a quei tanti bambini ritrovati e a quei tanti bambini che nessuno invece cerca più, per diversi motivi.

 

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Spazio Giovani

"I VENT'ANNI DI LUZ"
di Elsa Osorio (Ugo Guanda Editore)

Non sempre la dimenticanza riesce a renderci immuni dagli eventi del nostro passato, poiché malgrado i nostri sforzi per convincerci che nulla di ciò che è accaduto è reale, in verità ne siamo l'inevitabile prodotto ed esso vive in noi come noi in lui.

Esattamente come in Luz, giovane argentina, sposata e madre di un bimbo di un anno circa, per la quale la riscoperta delle proprie tragiche origini vuol dire gioia, ma anche e soprattutto dolore. Un dolore che Elsa Osorio, testimone di un'epoca di orrori indimenticabili, sceglie di raccontare nel suo romanzo, I vent'anni di Luz, nella piena coscienza di riaprire una pagina vergognosa della storia della sua terra: l'Argentina.

Da sempre maltrattata dalla madre, figlia di un alto ufficiale del regime militare di Videla, e circondata costantemente nell'arco di tutta la sua adolescenza da sparizioni misteriose e circostanze inspiegabili, Luz sente all'età di circa vent'anni l'esigenza di capire, di scoprire le ragioni della sua diversità, di quel rifiuto e di quei segreti che hanno caratterizzato la sua giovinezza.

Ciò che scopre, faticosamente e con sgomento, va tuttavia ben oltre la sua immaginazione: Luz è, infatti, figlia di Liliana, una detenuta, una prigioniera politica torturata e costretta a partorire la creatura concepita col suo grande amore - Carlos - in un ospedale scelto dal "Bestia", il suo carceriere, un fanatico militare bramoso di procurare un figlio alla sua donna, la sterile Miriam. Un caso fortuito fa sì però che la bambina (così come tante altre piccole vittime della dittatura) venga "requisita" da Dufau, un alto ufficiale, padre di Mariana alla quale è appena morto il figlio e che non vuole (non potendone più avere) che patisca la perdita della sua creatura. Affidata temporaneamente a Miriam (che tenta di salvare la madre della bambina - sebbene inutilmente - e a posteriori la piccola stessa), Luz - il cui vero nome è Lili - cresce così nella casa dei Dufau ignara degli orrori che la circondano e in compagnia di una madre che (scoperta la verità) non riesce a tollerarne nemmeno la presenza. Deceduto l'amato padre in una rapina inspiegabile e resa cosciente delle atrocità della dittatura dal compagno Ramiro (figlio di un "desaparecido"), Luz finisce pertanto per comprendere suo malgrado il segreto della sua nascita e, dopo lunghe e sconvolgenti ricerche, riuscirà anche a ricongiungersi al suo vero padre, Carlos, quel Carlos Squirru costretto per anni e anni a fuggire nel ricordo intollerabile della perdita di Liliana e del loro bambino. Costruito nella forma di un dialogo tra padre e figlia riunitisi a Madrid dopo immani peripezie, I vent'anni di Luz riporta quindi alla memoria eventi e tragedie che il tempo ha voluto dimenticare, ma che le migliaia di "desaparecidos" argentini continuano tutt'oggi a testimoniare.

Il romanzo è scritto con molta cura, il linguaggio è scorrevole e la trama risulta costantemente avvincente. Inoltre, Elsa Osorio descrive l'orrore dei tempi in modo del tutto particolare utilizzando espressioni crude e a tratti volgari nei dialoghi comuni, ma coprendo con un velo di silenzioso pudore le atrocità subite dai prigionieri politici: una forma di doveroso rispetto nei confronti di chi non ha bisogno di morbosità né tantomeno di inutile curiosità, quanto piuttosto di accorata testimonianza.

Commento: Un romanzo crudo, realistico, ben costruito che fa da specchio ai mille volti scomparsi di uomini e donne puniti nel loro desiderio di giustizia e libertà. Per riflettere su una parte di storia assai più che comune a tutti e per non dimenticarla nel vortice del tempo e delle sue lusinghe. Appassionante.

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MARCELLO TUCCI - UNA LUCE DAL BUIO

Un romanzo di Elsa Osorio sugli anni della dittatura : I vent'anni di Luz.

Quale migliore modo di ricordare il venticinquesimo anniversario del golpe in Argentina, e delle mostruosità che ne seguirono, se non parlando di un romanzo della scrittrice Elsa Osorio, nata a Buenos Aires, ma residente a Madrid dove insegna lettere. In questo romanzo intitolato 'I vent'anni di Luz' si scava nella memoria collettiva del paese, martoriato dalla dittatura dei militari, che ancora oggi s'interroga su come rendere giustizia alle migliaia di desaparecidos, di cui non si è avuto più notizia. Il dramma delle persone scomparse, in qualche modo ostile al regime fascista, o sospettate di esserlo, è stato portato alla ribalta in quegli anni dalle continue manifestazioni, davanti al palazzo del governo, dalle madri della Plaza De Mayo. Per anni queste donne sono state la coscienza civile del paese, perchè non solo richiedevano la restituzione dei loro congiunti, ma la cacciata dei golpisti. Il loro coraggio e la loro ostinazione hanno fatto sì che intorno alle manifestazioni si stringesse tutto il mondo civile e democratico.

La storia di questo romanzo s'impernia su alcune figure emblematiche di quel momento, tratteggiandone le personalità.

Primo fra tutti Luz, figlia di un'oppositrice al regime, strappata dalla madre per essere 'affidata' alla donna di un sergente in carriera molto zelante nel far 'parlare' i 'terroristi'. La donna a causa di continui aborti non può avere figli, cosicché il 'bestia', soprannome quanto mai appropriato del sergente, si impegna a procurargli un figlio, togliendolo alle ragazze che si trovano in carcere e che alcune di loro devono partorire. Ad ostacolare il piano del 'bestia' ci si mette il suo superiore Dufau, che chiede al sergente di procurargli una bambina poiché sua figlia Marianna ha partorito un bimbo morto. Sono acutamente tratteggiate le caratteristiche dei personaggi, la Osorio lo fa con e dovizia di particolari, facendo emergere l'arroganza e l'impunità degli aguzzini.


In seguito Miriam, la donna del sergente in questione, prende coscienza di quel che succede, pur tentando di ostacolare i piani dei due militari, non può che assistere all'uccisione di Liliana, la madre di Luz e alla consegna della bambina nelle mani rapaci del colonnello Dufau. Il suo impegno da quel momento è di proteggere la bambina per consegnarla al compagno di Liliana, entrato in clandestinità. La storia parrebbe intricata, ma vale la pena soffermarsi sulla descrizione lenta e progressiva di una presa di coscienza su ciò che in quel paese stava avvenendo.

Questo compito la scrittrice argentina lo affida appunto al suo personaggio chiave, Luz che vent'anni dopo questi avvenimenti si impegna a sciogliere i mille nodi irrisolti di questa atroce vicenda politica che, partendo dalla sua vicenda personale ricostruisce la storia, le lotte e le passioni dell'Argentina di quegli anni.