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Corriere
della Sera
Ettore Botti
Viaggio in Argentina, ricordando con rabbia
«Durante la dittatura ero una militante, non nella lotta armata,
ma nello schieramento di sinistra certamente sì. Ricordo la paura,
quasi paranoica, che provavamo. Per i militari noi studenti, in particolare
quelli di lettere e filosofia, eravamo tutti dei potenziali criminali.
Mi trovavo a "ripulire" la casa con l'incubo di una perquisizione
in ogni momento. Qualsiasi cosa avessero trovato poteva essere elemento
d'accusa. Una volta, mentre partivo per la Francia, fui bloccata all'aeroporto
perché avevo nella borsa un libro di Tolstoj. Un autore russo costituiva
di per sé motivo di grave allarme».
Elsa Osorio è una scrittrice argentina non ancora cinquantenne,
da qualche tempo trapiantata a Madrid. Bionda, minuta, dall'aspetto dolce
e deciso insieme, ritorna con angoscia a quel periodo del suo Paese, dal
'76 all'83, e prova a ripercorrerlo in parallelo con le vicende narrate
nel suo nuovo romanzo, «I vent'anni di Luz». La protagonista
delle prime pagine è, appunto, una studentessa comunista, Liliana,
incinta del fidanzato Carlos, arrestata come sovversiva e costretta a
partorire in prigionia. Nasce una bambina (Luz) e comincia a dipanarsi
la complicata vicenda: mentre la madre, mandata segretamente a morte,
scompare nel nulla, la piccola finisce, grazie a un repentino cambio di
nome, in casa di un generale che ne fa dono alla figlia, felicemente sposata
ma sterile. Sarà la bambina, poi adolescente, poi giovane donna
a scoprire la verità, attraverso un drammatico itinerario che si
concluderà soltanto ai nostri giorni.
«L'idea ? spiega Elsa Osorio ? m'è venuta durante uno dei
miei periodici ritorni in Argentina. Stavo scrivendo un altro romanzo,
ma mi fermai a riflettere sui segreti, anche terribili, che custodisce
la nostra società e rimasi turbata in modo speciale dal mistero
di questi ragazzi, tanti, tantissimi ragazzi, senza identità».
Perché non prendere spunto dalla cronaca (o storia recente) quando
offre invenzioni tanto paradossali e crudeli come quella dei figli delle
vittime che diventano amorevoli e non di rado riamati figli degli aguzzini?
«Questa guerra non è contro i bambini», si dicevano
in tono benevolo generali e colonnelli durante il succedersi delle giunte
votate a debellare «con ogni mezzo» il terrorismo, in una
concezione allargata a colpire genericamente le simpatie di sinistra.
Era un'assurda doppia morale, per cui le donne si uccidevano senza esitazione
purché a gravidanza conclusa, ma anche il pretesto per un traffico
di neonati destinato a soddisfare le famiglie senza prole di militari
e poliziotti o di cittadini di sani principi. Oppure, come suggerisce
la Osorio, il motivo per una piccola selezione razziale perché,
in un Paese dove le sembianze europee sono più pregiate di quelle
indie, a passare di mano erano quasi sempre i neonati biondi, dalla pelle
liscia e dagli occhi azzurri.
I casi di figli rubati alle «desaparecidas», emersi un po'
alla volta e in ritardo dopo la fine della dittatura, sono molto numerosi.
Secondo l'associazione delle Nonne della Plaza de Mayo, sarebbero più
di 500. E i casi documentabili, nel senso che si è scoperta traccia
di nascite senza che ad esse corrispondano bambini con il giusto cognome,
quasi 300. Il frutto della disperata, tenace ricerca di queste donne non
più giovani, che vivono nel ricordo della tragedia familiare e
vorrebbero almeno conoscere i nipoti, ha portato a una sessantina di identificazioni,
alcune delle quali, le ultime, facilitate da Internet.
«L'angolo visuale del mio racconto ? interviene la scrittrice ?
è però differente. In genere, le indagini sono state condotte
dai parenti degli scomparsi. Nonne, nonni, zii, suoceri, cugini: adulti
che si sono messi a cercare ex neonati giunti intorno ai 20 anni. Proprio
nelle settimane scorse il poeta Juan Gelman, mio connazionale, è
riuscito a rintracciare in Uruguay la nipote, al termine di infinite peripezie.
Nel racconto, invece, è una ragazza non reclamata da nessuno che
percepisce qualcosa di o scuro e tormentato nelle proprie origini e decide
di intraprendere il cammino a ritroso. Con l'aiuto di altri personaggi,
ravveduti dopo essere stati complici o conniventi, scelti un po' come
esempio di una società che non volle vedere ma poi ha dovuto, per
forza, togliersi la benda».
Una prospettiva nuova, dunque, come originale è la struttura narrativa.
Pur usando materia da feuilleton (il finto padre e la madre cattiva) e
dando sfogo alla sua passione politica, Elsa Osorio non scrive un romanzo
d'appendice né un pamphlet, bensì una storia di sentimenti,
avvincente come un giallo nel quale s'intersecano voci, tempi e scenari.
Lei, che è anche sceneggiatrice cinematografica, spera di trarne
un film. «Ma a patto ? conclude ? che trovi un regista disposto
a evitare ogni tentazione truculenta. Niente stanza delle torture. L'Argentina
ha già sofferto abbastanza nella realtà».
Il
libro «I vent?anni di Luz» di Elsa Osorio è edito da
Guanda (pagine 355)
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iBS
I vent'anni di Luz
"Quel giorno Miriam entrò diverse volte in camera di Liliana.
Si conobbero in poche ore come molti non arrivano a conoscersi in tutta
una vita."
Questi ultimi mesi
hanno richiamato alla memoria, e alla coscienza, di molti i tragici fatti
accaduti in Argentina durante la cosiddetta "guerra sporca".
Prima di tutto l'intensissimo film di Marco Bechis, Garage Olimpo e oggi
questo libro di Elsa Osorio che, per certi versi, lo richiama e lo completa.
Se Bechis mostra direttamente (pur senza far vedere direttamente le torture,
ma solo evocandole attraverso suoni, luci, espressioni) il luogo dove
venivano portati i prigionieri politici, qui la maggior parte del romanzo
è memoria, narrazione differita. In entrambi i casi però
la brutalità gratuita dei militari, la naturalezza della loro malvagità,
il considerare "lavoro" e banale routine, atti che ripugnano
anche alla più insensibile delle coscienze, crea un forte malessere,
un disagio profondo, una ribellione rabbiosa in chi vede o legge.
Questi terribili terroristi che dovevano essere eliminati sono ragazzi,
studenti, spesso addirittura adolescenti che, nella piena coscienza del
rischio, avevano deciso di ribellarsi alla dittatura ed è ancora
più stridente la rozza e barbara crudeltà degli adulti,
dei potenti.
La storia che Elsa Osorio ci propone è collocata nel 1998, ma gli
eventi, che prendono vita attraverso il dialogo tra Luz e Carlos, risalgono
a ventidue anni prima, quel 1976 che per l'Argentina ha rappresentato
l'anno della più feroce delle repressioni e del numero maggiore
di desaparecidos. Luz si è recata in Spagna da Buenos Aires per
ritrovare Carlos ed è il loro colloquio che fa da elemento conduttore
del racconto. Ma chi è Luz? È una ragazza che, a vent'anni,
ha scoperto di non essere davvero figlia della famiglia in cui è
cresciuta, ma di essere stata strappata, poco dopo la nascita, alla vera
madre, una desaparecida, uccisa poco dopo la sua nascita e di un uomo
(Carlos), sfuggito miracolosamente all'agguato in cui la sua compagna
era stata catturata, e rifugiato in Spagna. Gli eventi più lontani
sono richiamati in capitoli che vengono collocati in quegli anni e che
hanno in Miriam la narratrice. Miriam è appunto una figura chiave:
all'oscuro, per superficialità come era accaduto a molti, di quello
che stava accadendo nel suo paese, legata a un militare violento, desiderosa
solo di avere un figlio (cosa per lei impossibile dopo una serie di aborti),
accetta prima l'idea di poterne avere uno "in regalo", poi di
accogliere per qualche tempo una ragazza prigioniera e la sua bambina.
Miriam sa che la bambina verrà strappata alla madre per essere
data alla figlia di un superiore del suo compagno a sostituzione del figlio
che questa aveva avuto e che era morto nel parto. Giorno dopo giorno inizia
a crearsi un legame tra la prigioniera e la sua carceriera che prende
sempre più coscienza dell'orrore di cui si stava facendo complice.
Giunto il momento della consegna, uccisa la ragazza e rapita la bimba,
Miriam giura a se stessa che un giorno le avrebbe fatto conoscere la verità.
La scena poi si sposta: è la famiglia in cui Luz cresce ad essere
esaminata, nonni e genitori. Il nonno è uno dei generali responsabili
della persecuzione contro i cosiddetti terroristi, la nonna ne è
la più odiosa delle complici. L'unica figura positiva è
quella di Eduardo, il padre "adottivo" in un primo tempo inconsapevole
della vera origine di quella bambina e totalmente succube del suocero.
Negli anni però, grazie anche all'incontro con una lontana innamorata,
prende coscienza della verità, ha in odio se stesso per quello
che ha fatto, decide di rivelare tutto e questo gli costerà la
vita.
La vicenda ha un finale, per quanto è possibile, lieto: Luz ritrova
la propria identità, il padre vero e la nonna materna, grazie anche
all'aiuto delle Abuelas de Plaza de Mayo.
Se chiediamo, e lo chiediamo, che la memoria per fatti storici lontani
ormai più di cinquant'anni resti viva, ancora di più siamo
grati a chi, con l'arte, riesce a farci impallidire davanti alla violenza
e alla crudeltà che in più recente epoca hanno insanguinato
il nostro mondo.
I vent'anni di Luz di Elsa Osorio
Titolo originale: A veinte años, Luz
Traduzione di Roberta Bovaia
Pag. 355, Lire 28.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-230-7
L'autrice
Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e risiede attualmente a Madrid
dove insegna lettere. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive.
Tra i suoi libri Mentir la verdad, Cómo tenerlo todo, Las malas
lenguas. Grazia Casagrande e Giulia Mozzato
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Diario
della settimana
Dante Liano Oltre ogni realtà
Dalla parte dei figli dei desaparecidos
C'è una frase che la leggenda attribuisce a Borges. Lo scrittore
argentino avrebbe detto che in America Latina non esiste letteratura dellorrore
perché bastano i rapporti dei diritti umani a superare ogni fantasia
letteraria. Forse la frase non è mai esistita; chissà se
Borges lha mai detta. Ma una cosa è certa: la lettura dei
diversi Nunca más significa lentrata in una dimensione difficilmente
sopportabile per lorrore che riesce a suscitare.
Affrontare questo difficile argomento rappresenta una sfida per qualsiasi
scrittore. García Márquez consigliava di non raccontare
i fatti direttamente ma di narrare la storia dal punto di vista di quelli
che tacciono e sudano freddo nel più profondo terrore. I testimoni-protagonisti
delle rivoluzioni o delle guerre hanno lasciato vividi racconti autobiografici.
Ma lo scrittore che non è stato protagonista diretto delle infinite
storie che compongono questo sofferto mosaico, cosa può fare se
non seguire il consiglio di García Márquez? Proprio questa
operazione viene eseguita da Elsa Osorio nel suo bel romanzo I ventanni
di Luz (e nellottima traduzione di Roberta Bovaia). Romanzo di non
protagonisti, di non eroi, di attori molto secondari di una storia resa
attuale in Italia grazie al film di Marco Bechis Garage Olimpo e alla
recente vicenda del poeta Juan Gelman.
Si tratta quindi della storia di una ragazza, Luz, figlia di militanti
rivoluzionari fatti scomparire dalla dittatura militare. Si comincia dalla
fine, dal momento in cui Luz sbarca a Madrid e trova il suo vero padre,
esiliato ormai da ventanni, e lo affronta in una lunghissima conversazione.
Il romanzo è la storia di questa conversazione. Con sapiente uso
della architettura della trama, Osorio ci riporta indietro, nel tempo
in cui Liliana, una militante «montonera» viene custodita
da uno dei suoi carcerieri affinché possa partorire una bambina.
Questa dovrebbe andare poi in mano allamante dellaguzzino,
come soddisfazione al capriccio di maternità della donna. Alternando
il montaggio del racconto, lautrice ci fa conoscere gli sviluppi
dellazione attraverso diverse voci narrative, che si sovrappongono
alle rivelazioni che Luz fa a suo padre nella taverna di Madrid. Non si
tratta di monologhi veri e propri, ma di dialoghi in cui spesso si passa
da un interlocutore ad altro, con indubbia capacità mimetica e
con grande scioltezza stilistica.
Questo permette un disegno nitido dei personaggi, dipinti in chiaroscuro,
con le loro sfumature, evitando così la divisione fra buoni e cattivi
tipico della narrativa didattica. Personaggi memorabili sono Mariana,
la madre acquisita di Luz, viva rappresentazione delle persone atrocemente
afferrate a una negazione della barbarie che scorreva davanti ai loro
occhi, giustificando tutto pur di preservare i propri privilegi, spesso
minimi. Anche il padre adottivo, Eduardo, morto nella ricerca di una verità
che cambia la sua vita. O il generale Alfonso Dafau, carnefice lucido,
promotore della dottrina dello sterminio totale dei sovversivi. I gradi
successivi in cui Luz arriva a conoscere la propria storia sono anchessi
un ritratto dello sviluppo di una coscienza, tenace e ostinata nella ricerca
della conoscenza. Osorio usa la tecnica del thriller per raccontare quegli
anni oscuri della storia latinoamericana.
La scelta del genere non può che essere perfettamente azzeccata.
Nonostante la lunghezza, il romanzo si legge con avidità, perché
il ritmo narrativo viene sapientemente dosato, in sequenze che si accavallano
luna con laltra, storie che si intrecciano ad altre storie,
personaggi che si incrociano, il tutto in un affresco drammatico e avvincente
raccontato con la leggerezza e lironia di un poliziesco di alta
scuola. E tutto questo ci convince che per parlare delle tragiche storie
della America Latina, la distanza offerta da una buona trama, da un occhio
obiettivo e a volte umoristico, da una scrittura veloce e disincantata,
permette di evitare il patetismo, di rendere il lettore partecipe e complice,
di dire la verità senza annoiare e senza destare compassione.
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Il
Matino
Barbara Caputo UNA STORIA, UN LIBRO
Io, la figlia di una madre desaparecida
Una donna argentina poco più che adolescente, Luz, a ventanni
ha un figlio. Fin qui tutto normale. Ma quando chiede alla madre Mariana
qualche dettaglio sulla sua primissima infanzia comincia ad insospettirsi
per la sua evasività, sospetta di non essere figlia di coloro che
dovrebbero essere i suoi genitori. Mette insieme una serie di strani ricordi,
dissonanze, frasi incaute della madre, e comincia a fare domande in giro.
Scoprirà di essere figlia di una desaparecida, rintraccerà
il padre a Madrid dove vive. Le 355 pagine de I ventanni di Luz
(Guanda) sono allo stesso tempo tutta la storia della sua vita, e il racconto
di questa al padre ignaro della sua nascita.
A Elsa Osorio, lautrice di questa storia, sorprendentemente non
interessa tanto parlare del libro, quanto della realtà terribile
che vi è dietro, fatta di migliaia di persone sparite, di bambini
persi nel nulla. «Quello che mi interessa è che non si dimentichi,
che si venga a sapere ciò che è successo. Non tutti hanno
preso coscienza ancora oggi di quello che succedeva. Molti hanno preferito
dimenticare. A volte si aveva limpressione di vivere in una finzione,
come se non succedesse nulla di tutto ciò. Le persone uscivano
per strada a festeggiare le vittorie calcistiche, mentre funzionavano
365 campi di detenzione clandestina. Per me è una sorta di rivalsa
dopo tanti anni scrivere unopera di finzione sopra la realtà,
un rovescio di ciò che è accaduto. E spero che si continuino
a scoprire altri figli di desaparecidos».
La finzione di Elsa Osorio è stata così reale da farla interrogare
su ciò su cui ancora non si era cercato di fare luce (il nome della
protagonista non è casuale), e cioè lesistenza di
ragazzi che nessuno cercava, nella convinzione che fossero morti o che
non fossero mai nati. «Oggi ci sono molti ragazzi nati nel periodo
della dittatura che si fanno delle domande, e quattro o cinque che hanno
scoperto le proprie origini anche se nessuno li cercava, altri che stanno
tentando di farlo. Tutti i ragazzi hanno nelladolescenza la fantasia
di non essere figli dei propri genitori, ma questa fantasia in Argentina
ha una dimensione sinistra. È quello che nel racconto succede a
Luz, le abuelas di Plaza de Mayo pensano possa essere una fantasia».
Ma come si poteva non sapere, e come si può continuare ancora oggi
a voler ignorare quanto è accaduto, così come fa Mariana,
sostituta madre di Luz, figlia di un militare responsabile di eccidi,
che fino allultima pagina rifiuta di confrontarsi con latrocità
del delitto che ha portato Luz da lei?
«Cè chi non vuole vedere perché non conviene
al suo potere, alla sua ideologia, chi lo fa per continuare a vivere.
Nel racconto è contenuto un dialogo tipico, dellepoca, in
cui una donna, Carola, difende alcuni amici desaparecidos di soli diciassette
anni, e Mariana le risponde che qualcosa avranno pur fatto. Ma Carola
poi deve scusarsi, perché la sua conoscenza degli arresti e delle
torture, e il suo atteggiamento, potrebbero metterla in pericolo. Ancora
oggi cè chi non vuole sapere cosa sia successo, perché
la questione dei ragazzi è una responsabilità molto pesante
con cui confrontarsi. È molto difficile poter dire che sia stato
corretto togliere un bambino alla madre, aspettare che questa partorisse
per ucciderla».
È possibile che alcuni dei falsi genitori potessero essere alloscuro,
come accade inizialmente a Mariana ed Eduardo? «Sì, alcuni
bambini andavano ai militari, altri erano dati in adozione, e non tutti
sapevano la provenienza e la morte dei genitori veri, esiste una serie
di situazioni differenti. Non tutti hanno lo stesso grado di colpa. Quello
che è importante, quando si nota una dissomiglianza tra una coppia
e un loro figlio di quel periodo è spingere la gente a parlare.
Nei casi in cui ragazzi che sono stati ritrovati erano stati adottati
in buona fede, e i genitori li hanno aiutati, come da Eduardo».
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Il
Giorno
Francesca Amoni CON VITALITÀ. OLTRE GLI ORRORI DEO DESAPARECIDOS
Tante vite diverse che scorrono parallele, si cercano e alla fine incontrano,
componendo un afrescho che mostra laspetto più cinico della
dittatura argentina. Denuncia política e appasionati sentimenti
si intrecciano in "I VENTANNI DI LUZ" di Elsa Osorio, a Milano
pero presentare il suo romanzo. Quasi un giallo, pero la struttura narrativa
e il tema. Luz, appena nata, viene tolta alla madre, detenuta política,
e affidata alla figlia di un alto ufficiale, fra i responsabili della
repressione. Cresciuta, cerca i suoi veri genitori, scopre come è
stata uccisa la mamma e trova il padre, fuggito in Spagna. Un percorso
di dolore noto a tanti filgli di desaparecidos, strappati al genitore,
che Elsa Osorio racconta, destando emozioni e riflessioni.
"Il mio è un romanzo non ha niente di autobiografico ma la
mia generazione è stata profondamente segnata dalla dittatura.Conozco
persone coinvolte in queste viscende, anche se quella che racconto non
è realmente accaduta. Ma credo che la letteratura, con le sue bugie,
produca un effeto di realtà più forte delle stressa storia
vera."
Nel romanzo sono
poche le scene di violenza. Una scelta precisa?
"Si, non volevo
parlare di questo aspetto della dittatura, ma mettere in primo piano el
desiderio de vivere la tenerezza nei rapporti, perchè mi è
sembrato più efficace insistere sui sentimenti negati che sogli
orrori. Anche per uscire da un atteggiamento di sconfitta e per prefigurare
una via di uscita, ho costruito personggi che agiscono e che non soffrono
pasivamente"
Come la bella figura
di Miriam, la prostituta, che mi pare centrale nel suo romanzo.
"Infatti E un
personaggio che mi è cresciuto tra le mani: mi sono quasi messa
nei suoi panne. Ho scelto una prostituta allegra, trasgressiva, quasi
come controaltare di Liliana, la madre di Luz , militante política
. Ma con il loro encontro ho voluto anche mostrare come noi donne siamo
capaci di superare le differenze per il bene della vita. Forse due nomini
nella stessa situazione non avrebbero tanto fraternizzato"
Quali sono il suoi
recordi si quel periodo?
La paura. Un giorno
qualqunque, ciascuno poteva essere ucciso, senza che avesse fatto nulla.
E la gente che diceva"Si le portano via una ragione ci debe essere"
Ma spessi non erano militanti, semplimenti persone considerate nemiche
perchè non d acordó con i militari. Ci sono stati ragazzi
di 15 anni uccisi perchè chiedevano trasporti meno costosi. Hanno
ucciso anche le illusioni e la speranza un una vita migliore. Ma chiò
che mi pare più terribile è quanto hanno fatto con almeno
500 o 600 bambini: li hanno privati di ogni identità, tratatti
come cose.Alcuni sono andati in adozione, ma la Maggiore parte sono stati
rubati alle mamme, appena nati. Anzi, trattavano bene la mamma, fino a
quando non partoriva e poi la uccidevano come è accaduto alla madre
di Luz.
Come è stato
el suo romanzo in Argentina?
Con rntusiasmo e
speranza. Tanti mi chaimano pero raccontarmi la loro storia. Ragazzi che
vorrebbero cercare i propi genitori, perchè hanno sopetti sul loro
identità. Nipoti a cui i nonni hanno detto che i genitori sono
morti in incidenti d auto e non credono. Una ragazza che ha letto il romanzo
e pensa di avere la stezza storia di Luz.
Intanto nonne e nipoti
si possono ritrovare attraverso la Banca delle informazioni genetiche
che sarà in funzione sino al 2020
La banca è
stata voluta nell 86 dalle nonne che lasciano il loro sangue per scoprire
"il segno della nonnità".
Trentamila persone
sparite in sette anni di dittatura
La lotta senza fine
delle "nonne di Plaza de Mayo"
25 marzo 76 . I militari
prendono il potere in Argentina, come già in Chile e in Uruguay.
La dittatura dura
sino all83 molti oppositori al regime vengono sequestrati e dichiarati
"desaparecidos"
( termine introdotto negli anni sesenta in Guatemala dalle asociación
umanitarie) .
30000 persone. Tante
ne sono sparite in 7 anni di dittatura. Mogli,madri, nonne, cominciano
a incontrarsi nella Plaza de Mayo davanti al Palazzo del gobernó
per reclamare informazioni sui loro cari.
1977 Nasce unassociazione
di Donne che poi prenderà il nome "Nonne di Plaza de Mayo",
da allora molto attiva nel cercare i bambini e restituirli alla loro famiglia
di origine.
Impunita una sostanziale
impunità a molti militari e civili implicati nelle violenze contro
i dissidenti è stata garantita da due provvidimenti legislativi,
ma il reato di appropiazione di minori è ancora perseguibile. Cercare
i sequestratori del bambini farli arrestare, sono fra gli
objettivi delle nonne.
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Emilianet.com.it
Ottobre
" I vent'anni di Luz": il dramma di un Paese attraverso gli
occhi di una ragazza
La sconvolgente storia dei desaparecidos argentini raccontata da
una ragazza che ricostruisce il suo passato
E' un libro forte, toccante, a tratti violento; ma la violenza non è
mai ostentata gratuitamente, è piuttosto uno specchio di quanto
a volte il male possa essere "assurdo e banale". Una storia
difficile quella che ci regala Elsa Osorio, la storia di una ragazza che
negli anni '90 scopre di essere figlia di desaparecidos e di essere stata
loro sottratta per essere affidata alla figlia di un generale, che dopo
un aborto non poteva avere più figli. Luz sentirà il mondo
intorno a lei riempirsi di crepe e vacillare sino al crollo e deciderà
di fare luce sul suo passato compiendo una dura ricerca dei veri genitori
che la condurrà a Madrid sulle tracce del vero padre. Qui, con
quest'uomo sconosciuto e per il quale tuttavia avverte un sentimento molto
forte, ricostruirà passo dopo passo la storia della sua vita che
è anche la storia di un Paese sottoposto ad una feroce dittatura
che non esitava a ricorrere alla torture e alle uccisioni per estirpare
la presunta "minaccia" comunista. Rivivono così nelle
memorie di Carlos, padre della ragazza, gli orrori di una vita sconvolta
e tutti gli ideali miseramente falliti di fronte ad una repressione dalla
violenza terribile.
LA TRAMA -
Buenos Aires, 1976. Liliana è una giovane sovversiva detenuta in
un campo di prigionia. Per la Storia sarà una desaparecida, una
delle tante persone scomparse durante la dittatura militare argentina.
Ma per un sergente, stretto collaboratore del tenente colonnello Dufau,
rappresenta la soluzione ai problemi della sua donna. Liliana, infatti,
è in attesa di una bambina. E, come spesso accadeva durante il
regime militare, quella bambina verrà sottratta alla madre naturale
per essere accolta in una famiglia non sua. In un primo tempo è
Miriam la madre prescelta, la compagna del carceriere di Liliana. Trasferitasi
a Buenos Aires alla ricerca della bella vita, dopo una fulminante carriera
di modella Miriam è finita nel giro della prostituzione d'alto
bordo. Ha sempre desiderato un figlio che, a causa dei ripetuti aborti
clandestini, non può più avere. La donna quindi non esita
un solo istante ad accettare la proposta del suo compagno di procurarle
un bambino, con la naturalezza con cui accetterebbe un brillante, una
pelliccia, un qualsiasi regalo costoso. Intanto, nell'ospedale di un'altra
città, Eduardo Iturbe assiste al parto di sua moglie Mariana, figlia
del potente Dufau, uno dei responsabili della repressione. La situazione
precipita: la donna entra in coma e il bambino non sopravvive. Ed ecco
che i suoceri hanno un'idea: sottrarre il nascituro di una prigioniera.
Al confuso Eduardo racconteranno una storia qualsiasi. Ma dove scovare
il "bottino di guerra"? A chi chiedere aiuto se non al fedele
sergente che proprio in quel momento ha per le mani la bambina partorita
da Liliana e destinata alla fidanzata Miriam? Sarà quella bambina
a far luce, vent'anni dopo, sull'intricata vicenda delle proprie origini.
L'AUTRICE
- Nata a Buenos Aires, Elsa Osorio risiede attualmente a Madrid dove insegna
lettere. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive. Tra i
suoi libri: Mentir la verdad, Cómo tenerlo todo, Las Malas lenguas.
A proposito di "I vent'anni di Luz" la Osorio ha dichiarato
che il romanzo non è autobiografico ma di avere tentato di mettersi
nei panni di Luz, di parlare con la sua voce, di dar voce a quei tanti
bambini ritrovati e a quei tanti bambini che nessuno invece cerca più,
per diversi motivi.
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Spazio
Giovani
"I VENT'ANNI
DI LUZ"
di Elsa Osorio (Ugo Guanda Editore)
Non sempre la dimenticanza riesce a renderci immuni dagli eventi del nostro
passato, poiché malgrado i nostri sforzi per convincerci che nulla
di ciò che è accaduto è reale, in verità ne
siamo l'inevitabile prodotto ed esso vive in noi come noi in lui.
Esattamente come
in Luz, giovane argentina, sposata e madre di un bimbo di un anno circa,
per la quale la riscoperta delle proprie tragiche origini vuol dire gioia,
ma anche e soprattutto dolore. Un dolore che Elsa Osorio, testimone di
un'epoca di orrori indimenticabili, sceglie di raccontare nel suo romanzo,
I vent'anni di Luz, nella piena coscienza di riaprire una pagina vergognosa
della storia della sua terra: l'Argentina.
Da sempre maltrattata
dalla madre, figlia di un alto ufficiale del regime militare di Videla,
e circondata costantemente nell'arco di tutta la sua adolescenza da sparizioni
misteriose e circostanze inspiegabili, Luz sente all'età di circa
vent'anni l'esigenza di capire, di scoprire le ragioni della sua diversità,
di quel rifiuto e di quei segreti che hanno caratterizzato la sua giovinezza.
Ciò che scopre,
faticosamente e con sgomento, va tuttavia ben oltre la sua immaginazione:
Luz è, infatti, figlia di Liliana, una detenuta, una prigioniera
politica torturata e costretta a partorire la creatura concepita col suo
grande amore - Carlos - in un ospedale scelto dal "Bestia",
il suo carceriere, un fanatico militare bramoso di procurare un figlio
alla sua donna, la sterile Miriam. Un caso fortuito fa sì però
che la bambina (così come tante altre piccole vittime della dittatura)
venga "requisita" da Dufau, un alto ufficiale, padre di Mariana
alla quale è appena morto il figlio e che non vuole (non potendone
più avere) che patisca la perdita della sua creatura. Affidata
temporaneamente a Miriam (che tenta di salvare la madre della bambina
- sebbene inutilmente - e a posteriori la piccola stessa), Luz - il cui
vero nome è Lili - cresce così nella casa dei Dufau ignara
degli orrori che la circondano e in compagnia di una madre che (scoperta
la verità) non riesce a tollerarne nemmeno la presenza. Deceduto
l'amato padre in una rapina inspiegabile e resa cosciente delle atrocità
della dittatura dal compagno Ramiro (figlio di un "desaparecido"),
Luz finisce pertanto per comprendere suo malgrado il segreto della sua
nascita e, dopo lunghe e sconvolgenti ricerche, riuscirà anche
a ricongiungersi al suo vero padre, Carlos, quel Carlos Squirru costretto
per anni e anni a fuggire nel ricordo intollerabile della perdita di Liliana
e del loro bambino. Costruito nella forma di un dialogo tra padre e figlia
riunitisi a Madrid dopo immani peripezie, I vent'anni di Luz riporta quindi
alla memoria eventi e tragedie che il tempo ha voluto dimenticare, ma
che le migliaia di "desaparecidos" argentini continuano tutt'oggi
a testimoniare.
Il romanzo è
scritto con molta cura, il linguaggio è scorrevole e la trama risulta
costantemente avvincente. Inoltre, Elsa Osorio descrive l'orrore dei tempi
in modo del tutto particolare utilizzando espressioni crude e a tratti
volgari nei dialoghi comuni, ma coprendo con un velo di silenzioso pudore
le atrocità subite dai prigionieri politici: una forma di doveroso
rispetto nei confronti di chi non ha bisogno di morbosità né
tantomeno di inutile curiosità, quanto piuttosto di accorata testimonianza.
Commento: Un romanzo
crudo, realistico, ben costruito che fa da specchio ai mille volti scomparsi
di uomini e donne puniti nel loro desiderio di giustizia e libertà.
Per riflettere su una parte di storia assai più che comune a tutti
e per non dimenticarla nel vortice del tempo e delle sue lusinghe. Appassionante.
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MARCELLO TUCCI - UNA LUCE DAL BUIO
Un romanzo di Elsa Osorio sugli anni della dittatura : I vent'anni
di Luz.
Quale migliore modo di ricordare il venticinquesimo anniversario del
golpe in Argentina, e delle mostruosità che ne seguirono, se non
parlando di un romanzo della scrittrice Elsa Osorio, nata a Buenos Aires,
ma residente a Madrid dove insegna lettere. In questo romanzo intitolato
'I vent'anni di Luz' si scava nella memoria collettiva del paese, martoriato
dalla dittatura dei militari, che ancora oggi s'interroga su come rendere
giustizia alle migliaia di desaparecidos, di cui non si è avuto
più notizia. Il dramma delle persone scomparse, in qualche modo
ostile al regime fascista, o sospettate di esserlo, è stato portato
alla ribalta in quegli anni dalle continue manifestazioni, davanti al
palazzo del governo, dalle madri della Plaza De Mayo. Per anni queste
donne sono state la coscienza civile del paese, perchè non solo
richiedevano la restituzione dei loro congiunti, ma la cacciata dei golpisti.
Il loro coraggio e la loro ostinazione hanno fatto sì che intorno
alle manifestazioni si stringesse tutto il mondo civile e democratico.
La storia di questo romanzo s'impernia su alcune figure emblematiche
di quel momento, tratteggiandone le personalità.
Primo fra tutti Luz, figlia di un'oppositrice al regime, strappata dalla
madre per essere 'affidata' alla donna di un sergente in carriera molto
zelante nel far 'parlare' i 'terroristi'. La donna a causa di continui
aborti non può avere figli, cosicché il 'bestia', soprannome
quanto mai appropriato del sergente, si impegna a procurargli un figlio,
togliendolo alle ragazze che si trovano in carcere e che alcune di loro
devono partorire. Ad ostacolare il piano del 'bestia' ci si mette il suo
superiore Dufau, che chiede al sergente di procurargli una bambina poiché
sua figlia Marianna ha partorito un bimbo morto. Sono acutamente tratteggiate
le caratteristiche dei personaggi, la Osorio lo fa con e dovizia di particolari,
facendo emergere l'arroganza e l'impunità degli aguzzini.
In seguito Miriam, la donna del sergente in questione, prende coscienza
di quel che succede, pur tentando di ostacolare i piani dei due militari,
non può che assistere all'uccisione di Liliana, la madre di Luz
e alla consegna della bambina nelle mani rapaci del colonnello Dufau.
Il suo impegno da quel momento è di proteggere la bambina per consegnarla
al compagno di Liliana, entrato in clandestinità. La storia parrebbe
intricata, ma vale la pena soffermarsi sulla descrizione lenta e progressiva
di una presa di coscienza su ciò che in quel paese stava avvenendo.
Questo compito la scrittrice argentina lo affida appunto al suo personaggio
chiave, Luz che vent'anni dopo questi avvenimenti si impegna a sciogliere
i mille nodi irrisolti di questa atroce vicenda politica che, partendo
dalla sua vicenda personale ricostruisce la storia, le lotte e le passioni
dell'Argentina di quegli anni.
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