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CORRIERE DELLA SERA
Un amore proibito sullo sfondo di un Paese e delle sue contraddizioni, un romanzo osannato dalla critica. Agli inizi del nuovo millennio un uomo e una giovane donna si incontrano in una balera parigina. Ana è figlia di esuli e non sa nulla del suo Paese di origine, l’Argentina; Luis ne è appena scappato per tentare la fortuna in Europa. I due ballano insieme, si innamorano, e scoprono che le loro radici sono intrecciate come in un passo di tango, che diventa il simbolo della loro identità. Un libro intenso e tragico... va letto a tutti i costi.
RADIO ALT . MASSIMO VILLA.
Ascolta l’intervista: http://www.radioalt.it/radioalt/news.asp?id=315
IL MATINO. 26/06/2006
Paola Del Vecchio
LA DANZA DEL PENSIERO TRISTE
Esce il nuovo romanzo dell’autrice argentina dedicato a un ballo metafora della società. Per antica definizione il tango è un pensiero triste che balla. Per Elsa Osorio, la scrittrice argentina autrice dell’indimenticabile I vent’anni di Luz, è questo e molto altro: «È un personaggio in carne ed ossa, una voce narrante che parla a tutti coloro che lo hanno amato». Ma anche un luogo, «una sorta di paradiso popolato di morti che, dal cielo, rivivono le loro passioni passate e condividono quelle presenti con i loro discendenti. Se hai vissuto col tango - aggiunge l’autrice - quando muori ritorni da lui». Lezioni di tango è il nuovo romanzo della scrittrice in uscita in questi giorni da Guanda, che da oggi inizia il suo tour italiano di promozione. E se, ne I vent’anni di Luz, Elsa Osorio ci ha regalato un drammatico e commovente affresco dell’Argentina costretta a fare i conti con la tragedia dei figli dei desaparecidos rapiti dai militari durante la dittatura, qui ricrea le origini della musica e della danza che «fonde in un corpo a corpo uomini e donne di età e classi sociali diverse. Un abbraccio delle differenze, allegria e tristezza che - spiega - racchiude molto della società argentina». Madrilena di adozione, dopo 12 anni di lontananza Elsa Osorio ha riaperto casa nella sua Buenos Aires ritrovata. «L’idea di scrivere sul tango non un romanzo, bensì una sceneggiatura - racconta - risale al 1983 ed è andata crescendo nel tempo. Mi è costata cinque anni interi di ricerche, che sono serviti a farmi venire la voglia di tornare. Anche se c’è un momento nel quale non appartieni più a nessun luogo...». Oppure a tutti, perché anche l’Italia ha un posto privilegiato nel suo cuore: «È un amore ricambiato», assicura, mentre in un bar italiano di Madrid condivide con un gruppo di amici - fra i quali la direttrice editoriale di Siruela, Silvia Meucci, e Alessandra Picone dell’Istituto italiano di cultura - l’altalena di emozioni della partita dei Mondiali Italia-Stati Uniti. Lezioni di tango è un omaggio alla sua terra... «Sì, a Buenos Aires in particolare. Il tango è il filo conduttore che consente di ricreare la storia della città e della sua musica, attraverso la saga di due famiglie creole agli antipodi nella gerarchia sociale. Il tango delle origini, come ballo da postribolo alla fine del XIX secolo, quando la capitale si rifonda con l’alluvione di immigrati e la danza diventa l’unico linguaggio che consente ai corpi di comunicare nella babele linguistica. Poi quando, sull’onda della moda importata da Parigi, le famiglie dell’alta società bonarense finirono con l’accettare la danza indecente, cominciando a mandare le figlie a prendere lezioni. E, ancora, nel presente, all’apice della crisi economica che nel 2001 ha messo in ginocchio l’Argentina. La milonga portegna è il fato che unisce Ana, una giovane sociologa di origini bonarensi, e Luis, documentarista argentino, nel quartiere La Latina di Parigi, entrambi discendenti delle due famiglie che un secolo prima erano destinate a incrociarsi». È un romanzo storico, corale, con echi di realismo magico. «Per i latinoamericani non è affatto strano che alcuni dei personaggi siano spiriti che parlano. La letteratura fantastica e il recupero della memoria storica sono le due linee sulle quali mi piace sperimentare. Le basi dei miei romanzi sono storiche, i personaggi fittizi. Juan, il compositore, non è reale, ma lo sono invece i musicisti della sua orchestra, e i luoghi in cui suonano». La trasformazione del tango è la metafora di quella del Paese? «Sì, inizialmente negli anni Venti, il tango è fatto di parole ed è una musica allegra, che poi comincia a incupirsi quando vi si aggiunge la fisarmonica. E diventa più sofisticato da un punto di vista musicale quando in Argentina emigrano musicisti di professione, che incorporano mano a mano le orchestre. Era l’epoca del primo tram elettrico, del teatro Colon. Julio de Caro, Anibal Troilo, lo stesso Piazzolla sono invece l’origine del tango moderno, in rotta con i tradizionalisti. Sarebbe stato divertente vivere in quell’epoca». Nel romanzo c’è un ampio ritratto di Isadora Duncan che suscitò scandalo ballando nuda avvolta nella bandiera argentina. «È uno dei riferimenti storici reali, come quello al primo golpe militare. Sono lo sfondo sul quale si sviluppano le storie d’amore, l’autentico motore della narrazione». Storie come quella della figlia ricca che sospira per il suonatore d’organo italiano, costretta invece a sposare un militare, o della domestica sedotta e abbandonata dall’amante, archetipi del fuilleton e della telenovela... «Mi sono liberata dei pregiudizi in questo senso. L’amore è anche il motore della vita. Mi interessano storie semplici, di gente comune, mi interessa giungere a qualsiasi lettore. In questo caso racconto storie d’amore frustrate alle quali dò un’altra possibilità, collocandole nel cielo del tango. Il cielo dell’eterno godimento». Cosa resta di quei ruggenti anni Venti del secolo scorso? Come è possibile che l'Argentina sia precipitata nella crisi del corralito, nel 2001? «È una domanda alla quale ho tentato di rispondere impiegando la metafora del tango, che è quella della nostra ricchezza basata al contempo sulla differenza. Se invece di interrogarci tutto il tempo sulla nostra identità, noi argentini avessimo valorizzato la diversità, abbracciandola e ballando con lei come un uomo e una donna fanno nel tango, forse le cose sarebbero andate diversamente. Quello che resta è l’idea che il nostro poteva essere un paese ricco e prospero, ma ha subìto un golpe militare e resta povero, nonostante la ricchezza culturale. Resta l’entusiamo e un certo grado di passione per una danza collegata alla sensualità».
LA REPPUBLICA 07/2006
Lezione di tango di Elsa Osorio
Un secolo di storia argentina volteggia sulle note del tango. A partire dall´incontro a Parigi di Ana, giovane sociologa, e Luís, un regista. Insieme ricostruiscono le Vicente delle due famiglie, e con esse quelle dell´Argentina: un romanzo che avrebbe potuto cantare Gardel. Appassionato, struggente.
IL MONDO 22/12/2006
Destini incrociati e amori inattesi
L’incontro casuale di Ana, giovane sociologa e Luis, regista in crisi, appunto in una milonga a Parigi, svela un intreccio di destini familiari che arriva sino ai loro bisnonni, appassionati ballerini innamoratissimi l’uno dell’altra. Anche qui, un colpo d’ala, sostenuto dalla musica, per passare dalle vicende familiari a un maestoso romanzo corale che lega le sorti personali alle transformazioni dell’argentina lungo il corso inquieto e drammatico del Novecento. Fantasmi, ricordi, realtà. Tutto, infine, in un ballo : « Non s’ègreto che le sue gambe non sappiano decifrare, con la mano sapiente di Luis sulla vita… ».
ELLE 08/2006 Cristina de Stefano
Dall autrice di vent’anni di Luz, un nuovo libro: romanzo-fiume, romanzo-musica protagonist il tango- che spesso parla imprima persona- oltraverso di lui tutte le persone che lo hanno ballato in patria ed esportato a Parigi, che sulle note del tango si sono innamorate, picchiate, tróvate, lassiate. Si comincia in Francia donde un documentraista argentino, Luis, conosce Ana, una studiosa di tango francese (ma con radici familiari in Argentina). Laborando a un film su un compositore di tanghi che è anche il nonno di Luis, scoprironno che le storie delle loro famiglie sono più che intrecciate. E allora non potranno fore altro che lasiarsi andaré al ritmo de la música. Insieme alla folla dei tanti che non ci sono più.
ITALIA OGGI 20/06/2006 ALESSANDRA RICCIARDI
Sullo sfondo ci sono, anche in questa storia, i ricordi, il passato le memorie. Verebbe da dire, con Freud, il substrato della nostra anima. Siamo in Argentina a cavalo tra Otto novecento, ci sono due ballerini di tango, quando questo ballo era bandito dai salotti buoni per via della sua accesa carica sensuale, i cui desini si incrociano. Decenni dopo, la storia si ripeterà. Una lettura appassionante e leggera, che tenta di unire la sensualità ispirata dal tango alla ricostruzione di oltre un secolo si storia argentina, dalle prime lotte sindicali al peronismo, dagli anni bui della dittatura militare al crollo finanziario che ha travolto il paese.
INTIMITÀ PAOLA BABICH 7/9/2006
Tra balli e passioni
Un romanzo avvincente nel cuale destini incrociati che partono dall’Argentina dell’800 e dell’900 arrivano sino alla Parigi di oggi. A ripescare i fili del passato, sulle note del tango, sono Ana e Luis. Entrambi di Buenos Aires, si incontrano una sera in una milonga. Sociologa lei, figlia di esuli emigrati in Francia negli anni 70 per sfuggire al regime militare argentino; regista lui, andato via per tentare la fortuna in Europa. A unirli è molto di più della passione per la sensualissima danza: scoprono che la bisononna di lei e il bisnonno di lui erano grandi ballerini innamorati l’una del’alto. L’entusiasmo per aver rintracciato ridici comuni stimola la creatività di Luis, che coinvolge Ana in un progetto nuovo: un film che raccontati, attraverso le vicissitudini delle due famiglie, la storia del tango. Un modo per ritovare anche le propie orogini.
GLAMOUR 06/2006
PASIONALE A PASSO DI TANGO
Lei: una giovane ricercatrice di biología. Lui: un regista argentino in crisi creativa. Si avvicinano, iniziano un tango e le loro vite si trovano avvolte in un movimento che li porta molto, molto lontano.
WUZ.
Una lezione di tango per affrontare la vita. 16 febbraio 2007 di Daniela Pizzagalli
La storia dell’Argentina attraverso il romanzo del tango: così potremmo definire l’ultimo libro di Elsa Osorio, Lezione di tango, che conferma, dopo I vent’anni di Luz, lo smagliante talento della scrittrice nel far dialogare passato e presente per dare vita a racconti che sembrano dettati da un’affettuosa memoria collettiva. Qui i fili della narrazione sono addirittura tre: c’è la ricca Argentina agli albori del ‘900, dove i discoli rampolli dei proprietari terrieri scoprono il tango nei locali malfamati; c’è una loro pronipote che disprezza le proprie ascendenze aristocratiche ma incontrando il pronipote di una domestica della famiglia è coinvolta suo malgrado in una ricerca delle origini; infine c’è un luogo irreale, una sorta di paradiso del tango, dove gli antenati che hanno vissuto la passione del tango possono, dopo la morte, finalmente superare le distinzioni sociali che li hanno resi infelici e danzare insieme per sempre.
Che cosa ha significato per lei questo libro?
Una concessione al realismo magico caro alla letteratura sudamericana, che mi consente di raccontare le origini del tango non con una descrizione di tipo saggistico, ma attraverso la viva voce dei protagonisti.
Il tango impazza ormai dovunque, nel mondo. Per molti non è più soltanto un passatempo ma un rito liberatorio, una filosofia di vita: è sempre stato così, in Argentina, dove è nato?
Assolutamente no; soltanto negli ultimi anni, grazie all’attenzione suscitata in tutto il mondo, ha assunto una forza dirompente, quasi fosse un simbolo nazionale. Oggi in Argentina tutti, dai dodici ai novant’anni, riempiono le milonghe, cioè i locali dove si balla il tango. E tutti i frequentatori immancabilmente spiegano la loro frenesia dicendo: “Qui non si pensa a niente!” Quindi, più che una filosofia, direi che è un tentativo di evasione. Il tango odierno comunque ha poco a che vedere con quello delle origini, nato nei bassifondi, tra prostitute e protettori, per abbandonarsi all’istinto sessuale. I giovani ricchi che frequentavano i bordelli di Buenos Aires hanno introdotto il tango a Parigi, dove andavano a studiare, e la miscela tra esotismo e trasgressività ne ha decretato il successo. È a Parigi che sono state codificate le varie figure, abbandonando l’improvvisazione delle origini, ed è a Parigi che hanno cominciato ad ammetterlo nelle sale da ballo, sdoganandolo dal contesto peccaminoso e affidandolo a veri musicisti. Con questa nuova dignità è tornato in Argentina, ma ha dovuto compiere un lungo cammino prima di lasciarsi alle spalle il sentore di scandalo.
Nel romanzo la giovane Ana, cresciuta in Francia odiando la sua famiglia argentina, torna a Buenos Aires e finisce per ammirare quel popolo tradito dai suoi capi ma desideroso di riscatto.
Anch’io ho per l’Argentina un sentimento ambivalente, amore-odio. Sembra incredibile che in un paese con tante risorse quasi metà della popolazione sia sotto la soglia di povertà. Per mettere in evidenza l’origine di questo contrasto, nel romanzo ho rievocato la ricca Argentina a cavallo tra Otto e Novecento, l’epoca d’oro in cui la nazione richiamava capitali, progetti e mano d’opera da tutto il mondo. Dopo il primo colpo di stato, all’inizio degli anni ’20, questa ricchezza è rimasta bloccata nelle mani di pochi. E pensare che l’Argentina produce sette volte più di quello che sarebbe sufficiente al benessere a tutti.
STILOS. EMILIA PAGLIANO.
L’Argentina ha il passo del tango
…perché è subito scandalo, nessuna donna per bene ballerebe il tango, lassiandosi abbracciare da un uomo in una stretta più ravvicinata ancora di cuella del balzer sull’onda dicuelle parole che sono più che sessualmente allusive. Sullo sfondo dei primi moti socialisti in Argentina, è la storia del tango che Elsa Osorio ci narra, di come il tango acquisti grandezza e dignità mentre si affermano i nomi dei primi compostiori. E la storia del’evoluzione del tango nel romanzo procede di pari passo con quella delle donne, le più pronte ad accogliere i cegnali di liberazione proprio perché da sempre vittime delle costrizioni sociali e famigliari. Donne infelicemente sposate, donne che anno il coraggio di opporsi al volere della famiglia, seguire l’uomo che amano e poi abbandonarlo quando si rendono conto che è stato un errore, donne che si la sciano mantenere ma sono anche capaci di uccidere l’amante quando questo sposa un’altra. E in fine donne come la socialista Rosa a cui Juan Montes, il nonno del regista Luis dedica il suo primo tango, innamorato de lei fin da quando sono solo due ragazzini e incapace di spiegarsi la sua scomparsa, quando Rosa deve lasciare Buenos Aires per evitare un arresto. La storia di Rosa e Di Juan finisce per prevalere in questo romanzo iniziato con un’altra coppia e in un latro paese, attraverso loro due e il loro amore parla il tango, mentre lei diventa una famosa cantante e lui compositore e musicista. Tutti gli altri personaggi restano pallidi sullo sfondo, le loro voci – anche quelle già attutite che commentano dall’aldilà – in qualche modo soffocate dalle note del tango che copre pure le proteste e i disordini, peraltro solo accennati, della Buenos Aires del 2001 a cui Ana finalmente ritorna.
GIOIA 17/7/2006.
BESAME MUCHO, DI ERICA AROSIA
Metafora dell’amore, concentrato di sensualità e passione, simbolo dell’identità di un popolo. Questo e molto altro ancora è il tango, personaggio a tutti gli effetti del bel romanzo di Elsa Osorio Lezione di tango (...)
Ma lei lo baila, il tango?
Si, da sempre. Lo ballava anche mio padre (...)
E vero che per alcuni anni e estato proibito in Argentina?
Si, ai primi del novecento. Il tango nasce nel momento di maggior immigrazione nel paese, intorno al 1890, quando in pochi anni la popolazione di Buenos Aires coi nuovi venuti raddoppia.
Dove nasce?
Nei locali malfamati diventa il mezzo di comunicazione fra persone che parlano lingue diverse. Si balla nei prostiboli, nei “café de camareras”, gli uomini hanno il coltello, gurdano le donne con occhi di fuoco, le gambe si incrociano, pube e fianchi si sfiorano e si avvincinano in figure che sono puro sesso e sensualità. Ci va anche la gente perbene, a cercare emozioni proibite.
E passioni
Gli uomini sono belli, forti, con la carnagione olivastra, vestiti di nero, le donne sono fiere, sensuali, e lanciano sguardi incandescenti (..)
Quanto il tango rappresenta la danza dell’amore?
Alcuni sostengono che il tango sia machista. Non sono d’accordo. Non è una danza speculare, le figure maschili e femminili sono diverse. Come nella vita: ognuno ha il suo ruolo, ma devi saper ascoltare il corpo dell’altro. Il tango e la danza del dialogo d’amore, è un camminare assieme nella vita.
Ma la donna segue l’uomo.
Si, ma ce l’uomo fa un monologo lei si ferma. Le donne, ballando il tango, rompono le regole per seguire i decideri. E’forza, sensualità ironia (...)
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IL CAFFÈ DELLA PEPINA
Ana, nata a Buenos Aires, ma emigrata a Parigi da bambina con la famiglia è una giovane sociologa ricercatrice; Luis è un regista argentino arrivato in Francia in piena crisi creativa alla ricerca di ispirazione e finanziamenti, che, nella sua tormentata Argentina non riesce a trovare.
Una sera in una "milonga" parigina i due si incontrano, per caso, ballando un tanto. Dal loro incontro emerge il passato che li accomuna, partendo dall’incontro, avvenuto un secolo, prima tra il bisnonno di lui, Hernan Lassalle, appassionato ballerino di tango e di famiglia ricca e borghese, e la bisnonna di lei, domestica in casa Lassalle, che fu sua amante e allieva di ballo.
Nelle vicende dei protagonisti, presenti e passati, la scrittrice Elsa Osorio, descrive con grande maestria la storia di Buenos Aries e del tango: il vero protagonista del libro!
Ancora una volta, dopo i Vent’anni di Luz, la Osorio dimostra la sua bravura di narratrice e grande affabulatrice sud americana con un romanzo incalzante e sensuale come il tango.
Da leggere!!!
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